Una bambina positiva in quarantena ... ma forse no
REGGIO EMILIA. Tra tamponi, isolamenti e quarantene surreali, ecco un altro caso emblematico riportato da una nostra lettrice della quale omettiamo il nome in quanto la vicenda coinvolge una bimba di 5 anni. «Mia figlia – così inizia la lettera – ha effettuato un tampone rapido in farmacia il 17 gennaio risultato positivo, sia il farmacista che la pediatra mi confermano 7 giorni di isolamento con tampone di uscita. A parte il risultato del tampone dalla Ausl non ricevo nulla, niente foglio di inizio isolamento, contatti stretti... ma lo giustifico con i soliti ritardi. Richiedo all’Inps il congedo covid come previsto che giustamente mi chiede documentazione relativa all'isolamento che non ho. Chiedo alla pediatra se può farmi un certificato, che però mi nega, cerco di contattare qualsiasi numero reperibile relativo all’emergenza covid, ma è impossibile... conosco però una persona che lavora all’Igiene pubblica. «Bene – prosegue il racconto – per loro dato che mia figlia era già guarita da covid a dicembre non era in isolamento pur positiva, quindi avrebbe potuto fare la sua vita di tutti i giorni indossando una Ffp2. Allibita contatto il 1500, numero del Ministero della salute: dopo 45 minuti di attesa mi confermano che mia figlia essendo positiva è in isolamento e deve aspettare 7 giorni per il secondo tampone. La persona dell'Igiene pubblica mi dice che per giustificare la mia assenza al lavoro posso solo farmi fare un certificato di malattia non retribuita dalla pediatra». «Quindo – l’amara conclusione – io per tenere mia figlia a casa positiva da covid non sarò retribuita, ma per l'Igiene pubblica potevo mandarla all'asilo con una Ffp2».
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