Unimore promossa «Giusto difendere le attività in presenza»
Gli studenti approvano l’approccio e le misure messe in campo dall’università «Così si è più produttivi», «Terribili gli esami a distanza», «Dipendevo dal wifi»
REGGIO EMILIA. È metà gennaio e per gli studenti e le studentesse dell’Università di Modena e Reggio Emilia gli esami sono alle porte. Abbiamo chiesto a un gruppo di ragazzi e ragazze della sede di Reggio come stanno affrontando il loro percorso universitario nella nostra città durante questo complicato momento storico e cosa pensino in merito alle risposte che l’Università ha dato contro la pandemia. L’Unimore ha ribadito agli studenti e al suo personale, con una comunicazione del rettore datata 12 gennaio, «il carattere prevalentemente prioritario delle attività in presenza», garantendo dunque lo svolgimento fisico delle attività didattiche e degli esami, pur imponendo una serie di misure volte a garantire la sicurezza e la prevenzione dal contagio. Ecco dunque lezioni con la mascherina, prenotazioni per accedere alle aule, controlli della temperatura e dei green pass. Pur ammettendo i vantaggi di costi e tempi che si hanno nello svolgere lezioni ed esami a distanza, gli intervistati apprezzano le scelte fatta dagli organi accademici. «L’università è una seconda casa per me, avevo bisogno di tornarci. Con l’inizio della pandemia e la diffusione del Covid l’ho vissuta con molta più ansia, avevo il terrore di dare gli esami a distanza. Mi sembrava di non essere una studentessa mentre ora la sto vivendo meglio», afferma Francesca, studentessa di Economia e diritto per le imprese e le pubbliche amministrazioni.
Con le lezioni e gli esami svolti in modalità a distanza, sono stati spesso riscontrati problemi tecnici che non riguardano l’operato degli studenti. Cause di forza maggiore, come improvvise interruzioni della rete internet e imprevisti banner pubblicitari ad esempio, che addirittura hanno provocato in certi casi l’annullamento delle prove d’esame, senza una reale ed effettiva scorrettezza commessa dallo studente. «Sembrava che dipendessimo dal wifi», riporta un’altra nostra intervistata. L’opinione che riscontriamo è un generale sospiro di sollievo per il ritorno in presenza, pur con le precauzioni messe in atto. «È come tornare a scuola. Me la vivo molto meglio perché posso interagire con le persone, conoscere i miei compagni di classe, è tutto molto più produttivo», conferma Stefano, studente all’ultimo anno di laurea magistrale.
Le misure adottate per garantire la sicurezza si stanno dimostrando utili ed efficaci secondo gli studenti e le studentesse. «Ritengo che la condizione di studente universitario con la pandemia sia cambiata, ma Unimore ha risposto molto bene, ho trovato un’istituzione preparata, che non è stato colta alla sprovvista», afferma Domenico, all’ultimo anno di Management e comunicazione d’impresa. «Le misure sono state coerenti e necessarie, ora l’università ha un vantaggio», afferma Laura, anche lei di Management e comunicazione d’impresa, sottolineando quanto l’università si impegni nel garantire la sicurezza dei propri studenti attraverso il controllo quotidiano della temperatura e del green pass all’ingresso delle strutture, a cui si accede, ricordiamo, solo su prenotazione.
Tuttavia capita che, proprio mentre si effettuino tali controlli, si crei calca e assembramento. Contrastanti le opinioni sul comportamento dei professori. C’è chi ritiene che abbiano avuto atteggiamenti poco collaborativi con gli studenti nonostante il momento di difficoltà, senza stimolare e coinvolgere la classe, e chi invece pensa che, pur con tentennamenti iniziali, siano stati disponibili e comprensivi, anche nel modificare le modalità d’esame, preferendo gli orali agli scritti.
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