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Tragedia di Fabbrico, bambini intrappolati al primo piano: lui accanto alle scale, lei sotto il letto

Ambra Prati
Tragedia di Fabbrico, bambini intrappolati al primo piano: lui accanto alle scale, lei sotto il letto

La madre è corsa fuori per chiedere aiuto. Il muro di fuoco non ha lasciato scampo ai fratellini: Talha aveva 7 anni, Aysha 8

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FABBRICO. Intrappolati al primo piano, soli, in un inferno di fuoco. Una morte atroce per la bambina Aysha Arshad, 8 anni, e per il fratellino Talha Arshad, 7 anni, le vittime dell’incendio dell’abitazione di famiglia a Fabbrico. Le cause del rogo sono da chiarire.

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Mentre la mamma cercava aiuto, i due bambini si sono ritrovati bloccati al primo piano, senza la possibilità di scendere, perché la scala di legno che collega il primo piano con il piano terra era stata polverizzata dal calore. Il bimbo è stato trovato riverso sul pianerottolo, vicino alla scala, forse in un estremo tentativo di raggiungere il piano inferiore.

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La bambina, seguendo l’istinto, si è rintanata sotto il letto della sua cameretta, nello stesso piano, in attesa di un salvataggio che purtroppo non è arrivato. Entrambi i piccoli sono morti per il calore (i corpi sono stati trovati con gravi ustioni) e per le esalazioni dei gas tossici prodotti dalla combustione. È questo il particolare agghiacciante emerso all’indomani del rogo scoppiato nell’abitazione di via Giacomo Matteotti 15, la strada principale di Fabbrico, in pieno centro: uno stabile datato, con un portone ad arco che introduce in una corte interna.

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Proprio di fronte all’ingresso si trova l’abitazione dove risiede la famiglia Arshad, di origini pakistane, composta da sei persone: il padre Muhammad, la madre Parveen Nargis e i quattro figli Alì Hamza (15 anni), Alì Raza (11), Aysha e Talha, il più piccolo con qualche problema di apprendimento.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti, il padre e i due figli maggiori sabato sera si trovavano nella moschea di via Trento, distante pochi minuti a piedi.

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Sono le 21.45 quando arriva la prima chiamata di una vicina di casa, seguita da altre di diversi residenti. Pare che poco prima la mamma fosse distesa a letto al primo piano, mentre i bambini giocavano al pianterreno. Con tutta probabilità, i bambini si sono allarmati per qualcosa di anomalo – forse l’avvio delle fiamme – e sono saliti per chiamare la mamma. Parveen, svegliata di soprassalto, ha cercato di prendere i bambini in braccio, ma senza riuscirci. Così si è precipitata all’esterno gridando aiuto. Non è dato sapere quanto tempo sia passato dal disperato allarme all’arrivo dei soccorritori: di certo, minuti preziosi.

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Il primo ad accorrere è stato un giovane pakistano residente nella stessa via Matteotti, che sentendo le urla si è precipitato in casa e ha tentato per due volte di entrare. Ma l’incendio ormai era troppo sviluppato: alte lingue di fuoco uscivano dalla porta e dalle finestre. Il giovane ha dovuto desistere. In seguito ha ricevuto l’ossigeno per una lieve intossicazione, senza ricorrere all’ospedale, così come farà un pompiere. Quando più tardi sul posto arrivano i vigili del fuoco, l’abitazione è completamente avvolto dalle fiamme.

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Prima cercano di abbassare la temperatura, poi un pompiere entra e trova, alle 22.40, il corpo di Talha. Venti minuti dopo viene recuperato il corpo di Aysha, senza vita.

La bambina è rannicchiata in posizione fetale sotto il letto. Nel frattempo il padre, che qualcuno è andato a chiamare in moschea, compresa la tragedia ha avuto un malore e si è steso in strada, disperato, così come il figlio maggiore.



La mamma, fino a quel momento in ambulanza, dopo un breve colloquio con il marito (circa un’ora dopo lo scoppio dell’incendio) a sua volta si è sentita male. Madre, padre e i due figli maggiori sono stati trasportati al pronto soccorso del Santa Maria Nuova: erano incolumi, ma talmente terrorizzati e sotto shock da rendere necessario un supporto psicologico. Sono stati trattenuti in osservazione e dimessi ieri mattina.

All’abitazione, inagibile e a rischio di crollo, sono stati apposti i sigilli di sequestro giudiziario, in attesa dei sopralluoghi per fare luce sull’accaduto. I corpi di fratello e sorella sono stati composti all’obitorio dell’arcispedale. In giornata è arrivato il nulla osta del magistrato, che ha deciso di non eseguire l’autopsia, restituendo le salme ai famigliari: la causa del duplice decesso è drammaticamente chiara.

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