Castelnovo Monti, «Grave un incendio in pieno inverno. La causa? Di sicuro è stata umana»
Il presidente del Parco dopo le fiamme alla Pietra «Ma la colpa è anche del cambiamento climatico»
CASTELNOVO MONTi. «Non è stato un incendio come gli altri: ho colto un’emozione vera, da parte di tantissima gente, che dimostra la percezione del valore della Pietra, proprio dal punto di vista culturale».
Fausto Giovanelli, presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, mercoledì sera è stato tra i primi ad accorrere sul massimo simbolo dell’Appennino in terra reggiana quando si è diffusa la notizia, e con essa le drammatiche immagini, delle fiamme che hanno avvolto il sottobosco in località Sassolungo. A due giorni dall’incendio, la partita non è chiusa, sebbene le fiamme siano state domate dal valoroso lavoro dei vigili del fuoco e della Protezione civile, che hanno dovuto combattere con le lingue di fuoco, ma anche con il vento. Prima di tutto perché le indagini per spiegare l’accaduto, da parte dei carabinieri forestali, sono ancora in corso. «Intanto, è impossibile che una sera nel mese di febbraio con 8 gradi ci sia stata un’autocombustione – afferma Giovanelli – Tanto più che nella mia vita passata, quando ho fatto parte del Consiglio d’Europa a Strasburgo e ho seguito una indagine sugli incendi nei boschi, oltre a esserne stato un relatore della legge, ho imparato che l’autocombustione praticamente non esiste. Questo, per l’incendio sulla Pietra, mi sento di dirlo. Dopo di che, non posso avventurarmi oltre, ma sicuramente la causa è umana. Resta da accertare se per una distrazione, una disattenzione o la volontà di qualcuno».
C’è anche un altro aspetto che il presidente del Parco nazionale vuole sottolineare: «Un incendio una sera di febbraio manda un messaggio molto, molto preoccupante sulla situazione dei nostri boschi. Per la verità, noi del Parco è un pezzo che ci lavoriamo e progettiamo, ma gli incendi sono un pericolo imminente anche qui. Solo vent’anni fa da questa parte del Crinale questa problematica era assente. Invece, il cambiamento climatico ha reso possibile un incendio in un bosco a febbraio». Già, perché se anche ci fosse stata – come ipotizzato – la mano di qualcuno, se il bosco fosse umido o bagnato come ci si aspetterebbe in questo periodo dell’anno, le fiamme non si sarebbero propagate come avvenuto.
«Il pericolo c’è stato – conclude Giovanelli – il vento tirava in direzione Ovest-Est, le fiamme avrebbero potuto divorare le conifere che erano a circa 50 metri, e allora l’incendio sarebbe stato qualcosa di impegnativo. È andata bene. C’è stata un’efficienza tra vigili del fuoco e carabinieri forestali che dimostrano che siamo un territorio presidiato. I danni mi sembrano tutto sommato contenuti, e questo mi fa piacere».
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