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Incendio alla Pietra di Bismantova, ipotesi dolo nelle indagini dei forestali

Domenico Amidati
Incendio alla Pietra di Bismantova, ipotesi dolo nelle indagini dei forestali

Castelnovo Monti: il rogo spento alle 3 di notte.Si guarda a un possibile doppio innesco, preceduto da un incendio in località Fontana Vecchia

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CASTELNOVO MONTI. Sono terminate alle 3 di ieri notte le operazioni di spegnimento del vasto rogo divampato alle 21 di mercoledì che ha bruciato 8mila metri quadri di bosco alla Pietra di Bismantova. Un lavoro duro, che ha richiesto un vasto dispiegamento di forze da parte dei vigili del fuoco arrivati dalla centrale di Reggio Emilia e dal distaccamento di Castelnovo Monti. Il sentiero 697A, in zona Sassolungo, ha fatto da tagliafuoco e ha interrotto il propagarsi delle fiamme proprio dove si trova l’edicola della Madonnina: per i credenti, un suggestivo segno della scampata devastazione.

Ieri sono andate avanti le indagini dei carabinieri forestali sulle cause del rogo: al lavoro ci sono i militari della stazione del Parco con i colleghi di Castelnovo Monti. Esclusa, per ovvie ragioni, l’autocombustione, l’ipotesi è che sia stato qualcuno ad appiccare le fiamme. Resta da capire se si tratti di un incendio colposo o se ci si trovi di fronte al dolo. Ma il fatto, ventilato in queste ore, che ci sia un doppio innesco lascerebbe pochi dubbi. Inoltre, viene tenuto in conto che alle 18.30 dello stesso giorno un altro incendio di sottobosco era divampato in località Fontana Vecchia, per 400 metri quadri. Del rogo verrà resa edotta la Procura, come avviene in questi casi.

I primi ad accorrere, mercoledì sera, erano stati i vigili del fuoco di Castelnovo, poi raggiunti dai colleghi di Reggio. Con loro, i carabinieri forestali di Castelnovo e quelli del Parco di stanza a Ligonchio. Le fiamme erano già alte in una zona impervia, su un fianco scosceso e ripido per un fronte di circa 200 metri di lunghezza e alcune decine di metri di larghezza. Il vento non era a favore. Le forze dell’ordine, carabinieri e polizia locale, hanno anche avuto il loro da fare per contenere e allontanare i tanti curiosi che avevano occupato tutto il parcheggio del piazzale Dante e le strade adiacenti, richiamati dall’impressionante immagine della Pietra in fiamme, visibile a diversi chilometri di distanza. Una volta allontanati, il piazzale è stato messo a disposizione dei soccorsi, poi la strada è stata chiusa. Presente durante l’opera di spegnimento anche il presidente del Parco, Fausto Giovannelli, mentre il sindaco Enrico Bini era assente in quanto a Roma per impegni amministrativi. Alle prime luci dell’alba, ieri, ci si è resi conto dei danni, con i carabinieri forestali impegnati nei rilievi alla ricerca di eventuali tracce dolose e qualche prova d’innesco.

«Alle 18.30 ho terminato il mio turno di lavoro e nel piazzale Dante non c’era nemmeno un’automobile, così come nella strada che scende verso Castelnovo e del fuoco nessuna traccia – racconta Giulia, dipendente del bar dell’eremo –. Sono poi ritornata nel locale verso le 22.30, quando ho saputo dell’incendio, per assistere e dare conforto a quanti erano impegnati a vario titolo allo spegnimento. Poi, verso l’1.30 ho chiuso il locale e sono ritornata a casa. Posso dire che sono stati tutti molto bravi e professionali». E racconta Lara Gaspari, tornata ieri sotto alla zona incendiata: «Dopo aver appreso dell’incendio, sono venuta verso Carnola. Il fuoco si vedeva bene, sono rimasta qui senza intralciare le operazioni di soccorso».

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