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Il caso

Casalgrande, morì dopo il parto: chiesta l’archiviazione

Casalgrande, morì dopo il parto: chiesta l’archiviazione

La famiglia di Nicoletta Coppola si oppone. È la seconda volta che succede. Indagati due medici e due ostetriche

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CASALGRANDE. Morì dopo il parto all’ospedale di Sassuolo e la Procura di Modena subito dopo aprì un’indagine per fare chiarezza. Per la seconda volta è stata chiesta l’archiviazione e la famiglia si è opposta a questa nuova richiesta. I famigliari più stretti, infatti, da subito hanno chiesto che venisse fatta giustizia e di sapere che cosa poteva aver provocato quella tragedia. Si sta per scrivere un nuovo capitolo nella dolorosa vicenda che risale al marzo 2020, in cui Nicoletta Coppola, 29 anni, operatrice sanitaria ad Arceto, originaria di Casalgrande, nel Reggiano, si recò all’ospedale di Sassuolo per il parto naturale. La donna era incinta alla 41esima settimana, ormai prossima a dare alla luce il bambino, ed era al secondo parto.

andava tutto bene

Apparentemente, non si era registrata nessuna complicanza, né Nicoletta mostrava segni di problemi fisici. Tutto, insomma, sembrava proseguire in modo regolare. Poi, non appena la 29enne diede alla luce il secondo figlio, iniziò a stare molto male. Nel corso della notte la situazione precipitò velocemente e, dopo il disperato tentativo dei medici di turno di salvarla, la donna morì. La partenza dell’inchiesta, con l’apertura di un fascicolo da parte della procura, è stato un atto dovuto come accaduto anche in vicende simili. Per capire che cosa avesse portato alla crisi è stata disposta anche l’autopsia.

le accuse

Per due medici e due ostetriche scattò l’accusa di omicidio colposo.

Il pubblico ministero Monica Bombana fece acquisire dall’ospedale tutta la documentazione sanitaria sulla paziente deceduta e conferì l’incarico al medico legale per svolgere l’autopsia facendo in modo che gli indagati potessero nominare i loro consulenti per l’accertamento alla Medicina legale.

l’opposizione

A chiedere che sia fatta chiarezza, oggi come allora, sono i famigliari della donna, che si sono opposti alla richiesta di archiviazione per la seconda volta. Non vogliono che il caso sia chiuso e non si arrendono nel chiedere che il procedimento vada avanti in sede giudiziaria finché non verranno chiariti tutti i passaggi che hanno portato alla terribile tragedia. Sul caso furono avviate anche indagini interne da parte dell’ospedale, come da prassi in queste vicende.

S.A.

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