Omicidio di San Martino. «Marco ha aggredito i suoi genitori per la casa»
Chiusa l’inchiesta: accuse da ergastolo per Marco Eletti, che martellò a morte il padre e tentò di uccidere la madre
SAN MARTINO IN RIO Indagine chiusa a tempo di record dalla pm Piera Giannusa su una delle vicende più sconcertanti degli ultimi anni.
Ci riferiamo al fatto di sangue che ha dilaniato un’intera famiglia il 24 aprile 2021. E per gli inquirenti in quel tragico giorno il 34enne Marco Eletti uccise il padre (Paolo Eletti, 58 anni) a martellate, ma tentò di far fuori anche la madre (Sabrina Guidetti, 54 anni) stordendola con benzodiazepine per poi tagliarle i polsi.
Accuse pesantissime che associano a due gravi imputazioni (omicidio e tentato omicidio) altri significativi (aver importato dall’Olanda una sostanza sedativa, aver falsificato delle ricette, l’incendio per disfarsi dei guanti usati nell’aggressione) oltre a quattro aggravanti (premeditazione, futili motivi, vincoli di parentela, utilizzo di sostanze venefiche e insidiose), il che in sede processuale può costare al grafico-scrittore la condanna all’ergastolo.
E il movente di questa assurda storia maturata nell’abitazione di via Magnanini? Dissidi legati a questioni patrimoniali tra il giovane uomo e i genitori.
In particolare la casa, di proprietà del padre Paolo e sulle cui sorti le visioni sarebbero state divergenti tra genitori e figlio.
Ora per la difesa – il 34enne è assistito dagli avvocati Noris Bucchi e Luigi Scarcella – si aprono i venti giorni previsti dalla legge per valutare i corposissimi atti d’indagine ed eventualmente chiedere che l’indagato venga sentito dalla pm Giannusa.
«In meno di un anno è stata definita quest’indagine articolata e complessa – commenta il legale Bucchi – e si può parlare di rapidità che colpisce e stupisce positivamente. Mi complimento con il magistrato e i carabinieri. Presto avremo accesso al fascicolo dell’inchiesta e faremo le nostre valutazioni sul da farsi».
Un trauma non facile da superare per Sabrina Guidetti che si ritrova con il marito morto, il figlio in carcere e con la sua stessa vita a lungo in bilico, visto che era stata in coma in ospedale a causa del pesante avvelenamento, oltre ai polsi tagliati.
È tutelata dall’avvocato Claudio Bassi: «La signora vuole riprendersi in mano la propria vita – spiega Bassi – e può contare su un aiuto psicologico, perché non è facile affrontare fatti di questa portata, inoltre ha rischiato di morire. Vive da una parente, ha riottenuto la macchina che era finita sotto sequestro. È tornata a casa a prendere i vestiti, ma non può tornare ad abitarvi perché la pm Giannusa non ha ancora concesso il dissequestro dell’immobile, perché ritiene che la scena del crimine deve rimanere ancora inalterata. Contati con il figlio in carcere? Si sono scritti reciprocamente delle lettere – conclude il professionista – non si sono incontrati di persona».
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