Litokol punta a Oriente con un nuovo stabilimento in India
L’azienda di Rubiera che produce sigillanti e resine segna un +27% nel 2021. Plazzi: «La sostenibilità ha determinato la nostra leadership all’estero»
REGGIO EMILIA L’India entra nello scacchiere produttivo internazionale della Litokol, che ha stretto un accordo con un partner locale per creare un nuovo sito per sfruttare l’abbrivio commerciale offerto da uno dei più grandi mercato al mondo. Si tratta di un ulteriore passo verso l’estero per Litokol, che a buon merito può essere definita una multinazionale tascabile, con solide radici a Rubiera, dove progetta e sviluppa prodotti per la posa delle ceramiche come sigillanti, additivi e detergenti.
La capogruppo reggiana esporta oltre il 90% dei suoi prodotti verso 100 paesi nel mondo contando 92 dipendenti a Rubiera, dove raggiunge un fatturato previsto di 25 milioni di euro nel 2023. Allargando lo sguardo al Gruppo Litokol, il fatturato aggregato ha raggiunto i 75 milioni di euro e circa 600 dipendenti, con filiali produttive in Russia (che impiega da sola 450 addetti) e Armenia, oltre alle filiali commerciali in Cina, Ucraina e Grecia.
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Una rete ramificata, gestita centralmente dal direttore generale Fabio Plazzi, che ha guidato l’espansione dell’azienda verso nuovi segmenti, non ultimo quello delle resine epossidiche decorative, diventate un best seller capace di suggellare un successo per Litokol anche nel biennio della pandemia.
Plazzi, cosa c’è dietro l’esigenza per un’azienda come Litokol di creare un sito produttivo in un paese così lontano come l’India?
«Si tratta di uno stabilimento completamente nuovo che apriamo con un partner indiano molto grande. Veniamo scelti perché siamo considerati un’antenna del distretto di Sassuolo e Reggio: più piccoli rispetto ad altri ma con prodotti nuovi e altamente competitivi. La lavorazione delle polveri è ormai matura e ce l’hanno tutti. C’è però bisogno della tecnologia sui prodotti ipossidici che noi abbiamo sviluppato devo dire con successo e stabilendo una leadership internazionale».
Quant’è complesso controllare una così ampia rete di filiali per un’azienda come la vostra?
«Ci consideriamo una Pmi rispetto ad alcuni colossi concorrenti ma abbiamo esperienza in merito. Da oltre vent’anni siamo in Russia ma sempre con dei partner affidabili, essendo consci che all’estero si collabora, non si va a fare i padroni in casa d’altri».
Gli incentivi sull’immobiliare italiano ha aumentato la portata del mercato interno?
«Diciamo che la dinamiche edilizia in generale ha portato benefici anche a noi anche se non siamo stati coinvolti direttamente negli incentivi italiani. Nel 2020 il fatturato è salito del 10% e nel 2021 del 27%. Questo anche perché abbiamo raccolto i frutti della profonda ristrutturazione affrontata dal 2017. Abbiamo puntato tutto su sicurezza e sostenibilità dei nostri prodotti».
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Una transizione ecologica anticipata?
«Dobbiamo guardare avanti visto che ci sono sempre più restrizioni verso prodotti del nostro settore. Se non riuscissimo a tenere più il passo smetteremmo di esportare e sarebbe la fine per una realtà come la nostra. Da tempo abbiamo implementato il concetto di scarto zero, il recupero delle polveri, partecipato a progetti come Zherorisk per salvaguardare la salute e l’ambiente. Oggi abbiamo prodotti a base d’acqua che ci permettono di farli viaggiare come fossero un cartone d’acqua anche su un aereo mentre la concorrenza deve allestire container sigillati nelle navi. Tutto questo a parità o con performance migliorate grazie alla ricerca offerta dall’università di Modena e Reggio, da quella di Bologna e dai nostri collaboratori che sviluppano tecnologie qui a Rubiera».
Quanto pesa il mercato delle resine e delle decorazioni? Non è diventato forse un’alternativa alla piastrella?
«Vale forse più di quello che ci aspettavamo inizialmente e per certi aspetti può sostituire la soluzione in ceramica. È un prodotto in cui siamo leader, diventato da industriale a soluzione di largo consumo. Le resine piacciono perché permettono poi di ottenere finiture e colori a piacimento».
L’euforia della crescita poderosa post Covid sembra lasciare il posto all’incertezza tra costi energetici e scarsità di materie prime. Come misura l’impatto su Litokol?
«Noi abbiamo già affrontato nel 2021 il rincaro della chimica, cambiando i listini già tre volte in un anno. Ora quella bolla sembra in calo. Spesso, però, più che il costo a preoccupare i clienti è la disponibilità dei prodotti. Noi siamo più elastici quando si tratta di cambiamenti rispetto alle grandi imprese. Poi sui rifornimenti abbiamo in corso partnership di lungo corso e siamo riusciti a reagire. C’è poi un beneficio evidente nell’essere inseriti in un distretto come questo, con partner e clienti anche a breve distanza».
Non temete che anche un distretto forte come questo prima o poi possa subire la scalata dei grandi Paesi verso quei mercati che state cercando di conquistare?
«Made in Italy e sostenibilità ci posizionano più in alto. Senza scordare poi che noi produciamo anche soluzioni ai problemi dei clienti, che si trovino a 10 e 10mila chilometri da noi. Questa è la marcia in più».
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