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«Gli occhi delle donne raccontano le paure: dobbiamo saperle leggere e affrontare»

Caterina Chiossi
«Gli occhi delle donne raccontano le paure: dobbiamo saperle leggere e affrontare»

Anche il prefetto Rolli all’incontro della Croce Rossa. Sottolineata l’importanza della formazione dei volontari 

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REGGIO EMILIA. La Croce Rossa ha organizzato ieri nella sua sede reggiana un importante momento di confronto sul tema della violenza contro le donne che si è concluso con l’inaugurazione di una panchina rossa collocata sotto un ulivo, pianta che simboleggia la Pace. All’incontro hanno partecipato il prefetto Iolanda Rolli, il questore Giuseppe Ferrari, il sostituto procuratore Maria Rita Pantani, il maggiore Luigi Scalingi comandante della compagnia dei carabinieri di Reggio Emilia e il sindaco Luca Vecchi alla presenza di numerosi volontari.

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Mario Restuccia, presidente della Croce Rossa, nel ringraziare i partecipanti e tutti i volontari, ha spiegato le ragioni che hanno portato alla realizzazione di questo evento, sottolineando l’importanza di lavorare in collaborazione, coordinandosi con tutte le istituzioni.

Ha preso poi la parola Sorella Elisa Chechile della Croce Rossa di Asti, che ha portato la sua esperienza: «Dodici anni fa – ha raccontato – ero ispettrice delle infermiere volontarie e mi sono trovata spesso ad accogliere donne vittime di violenza che si rivolgevano all’ambulatorio delle Sorelle perché non trovavano risposte all’interno dei servizi precostituiti. Le donne vittime di violenza infatti o accedevano al pronto soccorso quando vi erano lesioni fisiche importanti, oppure si rivolgevano ai servizi sociali quando erano portatrici di disagi familiari o psicologici, ma al di là di queste situazioni specifiche non c’era un luogo dove la donna trovasse uno spazio di ascolto. Da lì, nel 2008 si è cominciato a parlare di sportelli anti-violenza che mettessero al centro la vittima. Queste riflessioni hanno portato alla creazione il 13 ottobre 2009 di uno sportello di ascolto a cui ha fatto seguito la nascita di una casa rifugio».

«Credo sia importante il ruolo dei volontari della Cri, perché entrano nelle case e nelle famiglie delle persone – ha aggiunto il questore Giuseppe Ferrari – e questo richiede che abbiano una preparazione adeguata».

«Le parole chiave sono rete, formazione ed emersione del fenomeno – ha ribadito il sostituto procuratore Maria Rita Pantani – infatti molte donne non denunciano quello che subiscono. Reggio Emilia è stata la prima provincia a livello nazionale che nel 2006 ha attivato un tavolo interdisciplinare sulla violenza delle donne. Il ruolo dei volontari della Cri insieme a quello dei carabinieri e della polizia è indispensabile. I loro occhi devono fotografare lo stato di fatto per evidenziarlo poi correttamente alle forze dell’ordine».

«Ci sono molte cose che devono essere tenute presenti – ha sottolineato il sindaco Luca Vecchi – ma soprattutto l’importanza di una rete di relazioni istituzionali e di collaborazioni interistituzionali, magari di sensibilità diverse ma tutte con la stessa capacità di approcciare il problema e di ottimizzare l’efficacia degli interventi. Credo poi che si debba continuare a fare un lavoro forte sulla formazione dei giovani con l’aiuto delle scuole».

Infine ha preso la parola il prefetto Iolanda Rolli che nel ribadire l’importanza di fare rete, di lavorare sui giovani in collaborazione con il mondo della scuola e con le strutture sanitarie ha evidenziato l’importanza dell’aspetto comunicativo: «Quando una donna ha un problema glielo si legge negli occhi. Tutte le figure che vengono a contatto con le donne, appena riconoscono l’espressione della paura e della rabbia, devono saperle interpretare e sapere a chi indirizzarle».

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