Crisi Ucraina, Reggio rischia 250 milioni: «I nostri dipendenti pronti a rientrare»
È il valore dell’export annuale delle aziende reggiane verso Kiev e la Russia. Plazzi (Litokol): «Lì siamo un avamposto»
REGGIO EMILIA. I mercati di Russia e Ucraina valgono oltre 250 milioni di euro nel 2021 per l’economia reggiana. È la quota di export generata dalle vendite nelle due nazioni sferzate da venti di guerra. Se per molti il conflitto militare potrebbe fortunatamente essere evitato, restano in ballo le sanzioni che graverebbero su popolazioni ed economie.
ATTESA PER I RIMPATRI
«I nostri colleghi italiani in Ucraina hanno le valigie pronte: se la situazione dovesse peggiorare sono pronti a rientrare, anche se vivono lì da anni ormai e per loro lasciare quel paese non è una decisione certamente facile». Sono due i manager della Litokol di Rubiera che fungono da teste di ponte per l’azienda che vende sigillanti in Ucraina tramite una filiale commerciale a Kiev aperta nel lontano 1999, prima azienda occidentale del settore che ha investito lì. Una sede su 4mila metri quadrati diventata l’avamposto per clienti e distributori in tutta la regione, tornata ad essere zona contesa dai russi. «I due colleghi italiani sono uno di Genova e l’altro di Milano - spiega Fabio Plazzi, direttore generale della Litokol – speriamo che la situazione rientri anche per evitare conseguenze anche economiche. Lavoriamo con partner seri e fermare quei paesi sarebbe un danno per molti». L’azienda di Rubiera conta infatti un grande sito produttivo poi a Mosca, con 450 dipendenti e teme - al pari di altri - anche l’arrivo di sanzioni come già in passato, in grado di deprimere l’economia russa e il relativo export reggiano verso l’est europeo.
UN PAESE GIOVANE
Anche altre aziende reggiane hanno addentellati in Ucraina. Ne è un esempio Cyberoo di Reggio, che si appoggia ad un polo di ricerca e ha in loco tecnici specializzati nella difesa informatica, cresciuti in questo paese oggi molto dinamico, indipendente solo da trent’anni, con 45 milioni di abitanti ed un’estensione che arriva a 603mila chilometri quadrati, inclusa la penisola di Crimea. Gran parte dei suoi settori economici e dei suoi scambi commerciali sono strettamente connessi con la Russia.
GLI AFFARI
L’interscambio economico reggiano - secondo la rilevazione dell’ufficio studi della Camera di Commercio di Reggio Emilia sui dati cumulati relativi al terzo trimestre del 2021 - conta importazioni dall’Ucraina pari ad un valore di 37,7 milioni di euro, che costituiscono l’1,4% delle importazioni complessive delle nostre imprese, a fronte di una quota di export dalla nostra provincia di 38,4 milioni di euro, pari allo 0,6% di tutte le nostre esportazioni.
Cosa importiamo da questo paese? In primis prodotti delle attività manifatturiere (prodotti in metallo, prodotti chimici, macchinari ed apparecchi) per 32,7 milioni di euro, seguiti, in ordine di importanza, da prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere, pari a 4,9 milioni di euro. I flussi di export verso l’Ucraina riguardano invece i prodotti della manifattura reggiana (macchinari, prodotti tessili, prodotti alimentari, articoli in gomma e materie plastiche, apparecchi elettrici) per un valore di 38,3 milioni di euro e i servizi di informazione e comunicazione per 6,6 mila euro.
LA MODA IN RUSSIA
Per quanto riguarda l’interscambio delle aziende reggiane con la Russia, abbiamo per il terzo trimestre 2021 un livello delle importazioni pari a 29,5 milioni di euro, 0,8% del totale delle importazioni delle aziende reggiane, concentrati quasi totalmente nei prodotti delle attività manifatturiere, mentre le nostre esportazioni superano i 194 milioni di euro, il 2,3% di tutte le nostre esportazioni al livello mondiale, per la quasi totalità nei prodotti delle attività manifatturiere, seguiti da prodotti di estrazione di minerali da cave e miniere.
I flussi di import dalla Russia da parte delle imprese reggiane riguardano principalmente metalli di base e prodotti in metallo (25,3 milioni di euro).
L’export riguarda invece prodotti moda per 86 milioni (il 44%) e macchinari per 60 milioni (il 31%).
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