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Osservatorio sulla crisi idrica  

Boretto, finalmente pioggia e neve ma per il Po è troppo poco

Boretto, finalmente pioggia e neve ma per il Po è troppo poco

A Boretto la portata media si avvicina al minimo storico registrato nel 2006 Berselli (Autorità di bacino): «La situazione si ridimensiona ma resta l’allerta»

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BORETTO. La pioggia e la neve sono finalmente arrivate, ma la condizione di magra invernale del fiume Po è lungi dall’essere risolta.

Tra fine gennaio e inizio febbraio si è registrata una diminuzione del -34% sulle portate mensili del corso del fiume, con punte di -40 a Pontelagoscuro. La sezione di Piacenza continua ad esser quella con valori maggiormente negativi, con una portata di 291 metri cubi al secondo, prossimo alle minime mensili.

Anche i livelli idrometrici, rispetto a due settimane fa si sono abbassati di circa 30 centimetri.

Questa condizione di “siccità idrologica invernale”, rende noto l’Autorità di bacino, è la più grave degli ultimi 30 anni, non solo sul fiume Po, ma anche sui tributari con scarti di portata ridotti anche del 50%.

A Boretto il livello è di -3,17 sullo zero idrometrico, con una portata di 461 metri cubi al secondo, contro una media mensile di 1.073. Nel 2006, quando è stata registrata la portata minima, il valore era di 439.

«Alla siccità si unisce il fatto che c’è poca neve, -50%, e questo vuole dire che avremo poca acqua anche in futuro – dice Meuccio Berselli, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po – Abbiamo i laghi al -21%. Oltre a questo abbiamo il quarto anno più caldo dal 1961, con temperature di due o tre gradi sopra la media. Se non ci saranno precipitazioni nei prossimi mesi ci aspetta un’estate molto difficile».

Ieri si è riunito l’Osservatorio sulla crisi idrica e, dopo aver fatto il punto sulla situazione, si è deciso di aggiornare la riunione al 3 marzo, per capire gli effetti delle precipitazioni di queste ore.

«Oggi la situazione si ridimensiona parzialmente, ma sicuramente è di allerta e non di allarme – ha concluso Berselli – la differenza è molto sottile e dipenderà dalle prossime ore: sarà importante vedere in che modo e in quale quantità pioverà».

La siccità che colpisce il Po non è un fenomeno straordinario, ma con tutta evidenza un effetto tangibile del cambiamento climatico, che «comincia a manifestarsi con ripercussioni assolutamente non più trascurabili», dice il segretario Berselli.

Considerando l’intero periodo dal 1° ottobre 2021 ad oggi, i valori cumulati medi delle precipitazioni risultano nel complesso sempre inferiori alle attese climatiche, con uno scostamento di 100 mm corrispondenti ad uno scostamento percentuale del -25% rispetto al clima 2001-2020.

Nelle ultime ore è comparsa la prima perturbazione atlantica del nuovo anno, che però si preannuncia di breve durata.

Sarà fondamentale verificare se le precipitazioni colmeranno parzialmente il divario che si è creato in questi mesi soprattutto alla luce del fatto che nelle prossime giornate le stesse previsioni confermano la ripresa della bella stagione, condizione confermata anche dei modelli a lungo termine che convergono tutti verso un clima tendenzialmente secco.

In generale assistiamo ad un inverno secco che ha inciso non solo sulle portate ridotte del fiume Po e dei suoi affluenti, ma anche sul tenore di umidità del suolo.

Non solo il comparto agricolo potrà trovarsi in sofferenza, ma è già marcata la mancata produzione idroelettrica, che ad oggi è in linea con gli anni peggiori degli ultimi decenni a causa dello scarso accumulo di risorsa nei bacini montani e che se perdurerà una situazione di magra del fiume Po nei mesi estive, potrebbe anche intaccare la produzione da altre fonti. Va sottolineato che quella idrolettrica è energia pulita, che nel caso mancasse va sostituita con altre fonti inquinanti.

La magra del Po non ha solo effetti economici gravi. La siccità e il cambiamento dei cicli stagionali mettono sotto forte stress l’habitat fluviale: le specie più fragili o più legate all’abbondanza d’acqua soccombono o rallentano la riproduzione, compromettendo fortemente la biodiversità, nonostante le numerose aree di interesse naturalistico e le riserve. In Piemonte (come reso noto dall’ente parco) si sono già registrate morie di pesci autoctoni, sottoposti a notevole stress di approvvigionamento dei flussi nelle zone umide e anche numerose tipologie di piante mostrano evidenti segni di difficoltà.

Una risposta a questa crisi ambientale si spera possa arrivare dal grande progetto di rinaturazione del fiume Po, che sarà finanziato con i fondi del Pnrr.

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