Scuola e delinquenza: «Sconvolta dalle parole dell’insegnante»
La vicepresidente della Provincia di Reggio Emilia con delega all’Istruzione promette interventi rapidi: «Incontro fra presidi e istituzioni»
REGGIO EMILIA. Un incontro a stretto giro con i dirigenti scolastici e il Provveditorato per discutere nell’immediato del problema e l’apertura di un tavolo di lavoro interistituzionale «specifico per analizzare il contesto che emerge da questa lettera e farcene carico con nuova progettualità che costruisca una nuova alleanza educativa con le famiglie».
Il grido d’aiuto lanciato tramite la Gazzetta da una docente di un istituto professionale della città, vittima assieme ad altri colleghi di atti di bullismo, violenza verbale e minacce da parte di gruppi di alunni al limite della delinquenza minorile, ieri è stato subito raccolto dalla vicepresidente della Provincia con delega all’Istruzione, Ilenia Malavasi.
«Descrizioni così violente come quelle fatte da questa insegnante – spiega la Malavasi – non ne ho mai sentite nella nostra provincia. Sono rimasta molto colpita e, pur non conoscendo nello specifico il contesto da lei riportato, non dobbiamo assolutamente sottovalutare la situazione. Sicuramente questa lettera rappresenta una richiesta di aiuto che va colta con attenzione».
Per questo, prosegue la vicepresidente, «chiederò al dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Paolo Bernardi, di convocare insieme un incontro con i presidi per parlare di quanto è emerso. Non so se convocherà una conferenza di servizio, ma al di là del termine serve un momento di confronto per analizzare il tutto». Per affrontare efficacemente un problema così complesso sarà necessario «coinvolgere non solo le superiori ma anche le medie. La rappresentazione che emerge dal racconto della docente, che prendo ovviamente per buono, è quello di un contesto di fragilità che necessita di prese in carico “a scavalco”. Mi spiego meglio: forme di disagio così forti non nascono alle superiori ma ben prima».
La Malavasi, però, mette in guardia dal rischio di pensare che «le scuole professionali siano solo degrado. Non è così, sono fondamentali e fanno un lavoro egregio. Il problema non è l’indirizzo professionale così come non è solo nella scuola, questo disagio riguarda gli adolescenti ma non solo. C’è bisogno di rimettere insieme sinergie rinnovate fra scuola, istituzioni ma soprattutto le famiglie per lavorare con progetti e azioni innovative. Per questo lancio un appello ai genitori e ai ragazzi rispetto a questi fenomeni: abbiamo bisogno che ci sia una volontà condivisa, è giusto chiedere alla politica di esserci ma le progettualità di comunità hanno successo solo se condivise da famiglie e giovani, che sono minorenni ma comunque, per molti aspetti, già adulti».
Ma, si chiede la Malavasi, «da dove nasce questo disagio? A noi politicamente deve interessare questo. In questi anni come Provincia ci siamo sempre stati in base alle nostre competenze, nell’istituto dove lavora l’insegnante abbiamo installato telecamere, pensato all’edilizia scolastica, ogni mese paghiamo 3mila euro di vigilanza anche notturna, ma il tema delle devianze giovanili è più ampio, trasversale, ci coinvolge tutti». Molto è stato fatto, conclude, «anche dalla Prefettura. E oggi ci sono servizi di supporto psicologico in tutte le superiori della provincia di Reggio Emilia. Ma dobbiamo fare di più, capire da dove esce il disagio, come intercettarlo e come intervenire prima che si arrivi a situazioni del genere».
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