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operazione della squadra mobile 

Da Reggio Emilia a Parma per gli affari di droga: smantellate le bande padrone dei parchi

Ambra Prati
Da Reggio Emilia a Parma per gli affari di droga: smantellate le bande padrone dei parchi

Perquisizioni anche nella nostra provincia. Un 26enne nigeriano colpito dalla misura del divieto di dimora, altri tre indagati

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REGGIO EMILIA. Spacciava in trasferta a Parma, offrendo un’ampia gamma di merce: cocaina, eroina, hascisc e marijuana. Kelvin Ibhazobe Omondiagbe, detto Olamede, 26 anni, nigeriano residente a Reggio, è finito nella rete dell’operazione della Squadra Mobile di Parma che, insieme ai colleghi di Reggio Emilia, Padova, Bergamo e Cremona, ha sgominato due distinte organizzazioni di nigeriani. Dopo una serie di risse per avere la meglio sulla piazza, i gruppi verticistici e ben organizzati regnavano incontrastati in due parchi pubblici di Parma (il parco Ducale e il parco Falcone e Borsellino) dove vendevano droga tra gli alberi accanto ai giochi dei bambini.

Omondiagbe, tra gli undici considerati al vertice, è stato colpito dalla misura del divieto di dimora. Coinvolti nel Reggiano altri tre connazionali: due perquisizioni personali e domiciliari (sette quelle totali) hanno riguardato una donna, insospettabile corriere in gonnella, e due connazionali indagati a piede libero. Le perquisizioni hanno consentito di sequestrare, oltre ai cellulari dei soggetti, 13.300 euro in contanti.Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le bande si spartivano da oltre due anni lo spaccio nelle aree verdi, facendo arrivare sul mercato chili e chili di stupefacente per tutti i gusti.

La retata è scattata all’alba di ieri, quando la polizia di Stato ha eseguito undici misure cautelari a carico di altrettanti nigeriani. Sei sono finiti dietro le sbarre (Jude Eromosele, 32 anni, Blessing Okoromi, 30 anni, Jude Maxwell Egondi, 34 anni, Elvis Livingstone, 33, Emmanuel Osoikhia, 35, Osas Ibhawoh, 26), mentre altri tre (tra i quali Omondiagbe) hanno avuto la misura personale non cautelare.

L’indagine è nata da una rissa avvenuta il 2 settembre 2020 in un Africa Market di via Zarotto, dove un nigeriano è stato aggredito da quattro connazionali. A quell’episodio è seguita una sequela di altri scontri violenti, tanto da far ritenere agli inquirenti che fosse in corso una “guerra” per assicurarsi le piazze dello spaccio. È stato autorizzato l’avvio delle intercettazioni telefoniche dei quattro aggressori, che in effetti gravitavano nell’ambiente degli spacciatori ed erano già conosciuti dalla squadra Antidroga. Il primo ad essere individuato è stato un gruppo che gravitava nel parco Falcone e Borsellino, seguito da una altro gruppo che aveva come base il parco Ducale. L’inchiesta si è allargata a cerchi concentrici e ha consentito di ricostruire almeno due anni di “attività” dei professionisti dello stupefacente, protagonisti di qualcosa come 1.500 cessioni e in grado di rispondere a qualsiasi richiesta degli affezionati clienti. È emerso che le due organizzazioni conducevano i loro affari in autonomia: al conflitto era seguita una tregua redditizia e una divisione territoriale, con alcuni soggetti che riuscivano perfino ad approvvigionarsi fuori regione.

I servizi di pedinamento e i sequestri effettuati hanno permesso di documentare l’arrivo a Parma di oltre 20 chili di hascisc, grazie ad una rete di corrieri (alcune donne, perché ritenute meno soggette ai controlli) che viaggiavano in treno, mentre altri galoppini uomini avevano il compito di presidiare le stazioni e avvisare se arrivavano le forze dell’ordine. Non mancavano nemmeno i grossisti, come Egondi, che dal Bresciano assicurava partite di droga settimanali.

«L’operazione ha consentito di riappropriarsi di porzioni del territorio che erano in mano alla criminalità», è il commento del procuratore capo di Parma Alfonso D’Avino.

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