Strage, parte la requisitoria dell'accusa: «Bellini era in stazione il 2 agosto 1980»
Palma, sostituto procuratore generale: «Latitante come Picciafuoco, entrambi si trovavano lì. Lo dimostreremo»
REGGIO EMILIA. «Picciafuoco ci conferma che la strage non è solo dei Nar, ma c’erano varie formazioni eversive. E ci induce a fare riflessioni su un incontro molto strano e particolare fra Sergio Picciafuoco e Paolo Bellini. Noi diciamo che Paolo Bellini era alla stazione di Bologna. Pensiamo di poterlo dimostrare. Paolo Bellini era latitante, quindi erano due latitanti, entrambi alla stazione di Bologna». È un passaggio della requisitoria del sostituto procuratore generale Umberto Palma, nel primo giorno di discussione nel processo mandanti sulla strage del 2 agosto 1980, che vede come principale imputato la Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini.
Bellini (che ieri non era presente in aula) si è sempre proclamato estraneo alla strage, ma è accusato di essere il quinto uomo dell’attentato, colui che portò la bomba in stazione, provocando 85 morti e oltre 200 feriti in concorso con i Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva) e con Gilberto Cavallini (condannato in primo grado all’ergastolo). Ma fra gli imputati figurano anche il capo venerabile della P2, Licio Gelli, il banchiere Umberto Ortolani, l’ex capo dell’ufficio Affari Riservati del Viminale, Federico Umberto D’Amato e il giornalista iscritto alla P2 ed ex senatore Msi, Mario Tedeschi. Questi quattro, deceduti, sono ritenuti mandanti, finanziatori o organizzatori della strage.
La requisitoria dell’accusa ha preso il via ieri, per proseguire anche nella prossima udienza. E nel lungo intervento del sostituto procuratore generale Palma – che insieme al collega Nicola Proto rappresenta l’accusa – è stato ricostruito soprattutto il contesto eversivo nel quale è maturato l’attentato.
Poco dopo l’inizio dell’udienza, un primo riferimento a Bellini e al suo rapporto con Picciafuoco, irriducibile di Terza Posizione, di certo presente in stazione il 2 agosto 1980, condannato in primo grado per la strage ma poi assolto in Cassazione nel ’97. Un’assoluzione ripercorsa dal sostituto procuratore generale Palma attraverso le parole della Corte d’Appello di Firenze.
Palma ha definito quella sentenza «suicida» e «sbagliata non per colpa dell’estensore», ma perché all’epoca non venne «dimostrata l’adesione alle tesi e alle strategie dei Nar», secondo un concetto considerato superato dalle nuove indagini, che individuano nella strage di Bologna un atto eversivo compiuto da più formazioni di estrema destra, come Terza Posizione (cui faceva riferimento Picciafuoco) e Avanguardia Nazionale (in cui militava Bellini).
È in questo contesto che la Procura Generale ricorda di passaggio anche l’incontro a Reggio fra gli stessi Bellini e Picciafuoco nell’ottobre 1990, che durante le udienze istruttorie era stato oggetto prima di una deposizione di Picciafuoco nelle vesti di testimone (quando ha negato ogni rapporto con la Primula Nera), poi delle dichiarazioni di Bellini in fase di interrogatorio da imputato (che ha fornito la sua versione dei fatti, dando a Picciafuoco del «provocatore») e infine di un confronto in aula fra i due, dove non sono mancati momenti di forte tensione. La requisitoria della Procura generale proseguirà nell’udienza di domani, dove prenderà parola anche Nicola Proto.
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