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Casalgrande, protesta a Salvaterra per un’antenna Iliad

Miriam Figliuolo
Casalgrande, protesta a Salvaterra per un’antenna Iliad

È iniziata l’installazione del nuovo impianto in via Ambrosoli. I residenti: «Non la vogliamo. È a ridosso delle abitazioni» 

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CASALGRANDE. Gli abitanti di via Primo Maggio, a Salvaterra, sono sul piede di guerra. Il motivo è l’installazione di un’antenna della Iliad situata a pochi passi da una villetta bifamiliare e dall’area residenziale tra via Ambrosoli e via Primo Maggio, a ridosso della rotonda accanto alle ceramiche Refin. I lavori sono iniziati all’inizio di febbraio cogliendo tutti di sorpresa. «Nessuno qui sapeva niente», dicono gli abitanti della zona.

«All’inizio abbiamo visto gli operai con i tubi e pensavamo si trattasse di un qualche nuovo impianto. E invece era la base per l’antenna telefonica – spiega un’altra residente –. Siamo rimasti sbalorditi. Anche perché al mio vicino di casa, proprietario di una porzione della villetta bifamiliare che ora si trova vicina un’antenna in costruzione, tempo fa erano già stati offerti dei soldi dalla Iliad per la concessione di un’area della sua proprietà per installarvi l’impianto di telefonia. Il suo “no” fu categorico».

Perché allora l’impianto è in via di realizzazione?

«La piccola porzione di terreno sulla quale ora lo stanno installando è di un altro proprietario che, evidentemente, ha accettato – dice la donna –. Iliad con lui è riuscita a raggiungere l’accordo. Siamo rimasti tutti basiti perché l’antenna sorgerà vicinissima alle casa. Il mio vicino se la ritrova praticamente in cortile. E pensare che se avesse accettato la proposto tempo fa, l’antenna, paradossalmente, si sarebbe trovata più lontano. In tutti i modi, noi quell’impianto qui non lo vogliamo».

La storia dell’offerta di mille euro al mese viene confermata dal diretto interessato, Massimo Gabrielli, che vive nella grande casa rossa con i suoi nonni. Ora si ritrova l’antenna a poche decine di metri da casa. «Ho già chiesto appuntamento con il sindaco per chiedere spiegazioni...», dice.

«Con un’antenna a pochi metri di distanza, le nostre case non varranno più niente», sottolineano i residenti. Che ora si stanno organizzando per dare vita a una mobilitazione.

«Stiamo valutando se procedere per vie legali. Se al nostro vicino che poi ha rifiutato è stata offerta una cifra di mille euro al mese, allora ciascuna delle famiglie interessate da questo sfregio è determinata a chiederne almeno il doppio. Chissà che così non si riesca a farli desistere...».

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