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Bagnolo, piazza chiusa e cittadini in fermento: «Stanchi dei continui cambiamenti»

Ieri il via ai lavori di sistemazione tra automobilisti in difficoltà e residenti divisi: «Via il traffico di qui», «Non siamo a Parigi»


22 febbraio 2022 Miriam Figliuolo


BAGNOLO IN PIANO. In piazza Garibaldi la chiusura per l’ennesimo cantiere – da ieri fino alle 18 di domani – ha rianimato la discussione anche tra i cittadini. Nessuno degli interpellati ieri ha fatto scena muta a riguardo. Anzi. Di idee e opinioni ne sono emerse parecchie, tra chi è favorevole agli ultimi cambiamenti – quelli firmati dall’attuale amministrazione Paoli – e chi invece preferiva la soluzione precedente – il “salotto buono” voluto dalla giunta Casali – mentre la piazza si animava di nuovo di operai e cartelli di divieti e deviazioni.

La signora Giulia la raggiungiamo mentre, con il cagnolino al guinzaglio, è vicina a uno dei due dossi-attraversamenti pedonali, di recente installati sulla pavimentazione inaugurata dall’allora sindaco Paola Casali, il 5 marzo 2018 («Una giornata storica – l’aveva definita – dopo sei anni di tribolati cantieri»).

«Sono venuta a piedi proprio perché sapevo dell’inizio dei lavori – commenta la signora –. Quella della nostra piazza è una storia lunga... Il passaggio delle auto al centro ora ha creato problemi: la nuova pavimentazione non era adatta alle auto. Poi non entro nel merito delle scelte delle diverse amministrazioni. Diciamo che la gente forse non era e non è pronta per una piazza chiusa. Ma nelle ore di punta è davvero molto trafficata, e io evito di passare. Mi piace di più quando è vuota».

Un capannello di pensionati chiacchiera dall’altro lato della strada su cui si affacciano i portici, quello che l’amministrazione targata Paoli ha reso pedonalizzato, ma che ieri, non di rado, ha visto passare le auto di conducenti insofferenti ai divieti e incuranti pure delle transenne – venendo da Reggio fino a mercoledì c’è l’obbligo di deviare su via della Stazione e da lì fare il giro per sbucare alla rotonda davanti alla farmacia.

«Questa volta chiudono per tre giorni, tra qualche mese succederà di nuovo – dice uno del gruppo di amici –. Qui è un cantiere continuo. Non se ne può più: abbiamo cambiato venti volte. Una volta si cammina di qua, un’altra si cammina di là. Questa piazza sembra nata male. Dovrebbero riasfaltarla e non se ne parla più».

«Il traffico dal centro bisogna toglierlo – esordisce invece un altro del gruppo –. Obbligare le auto e girargli attorno. Ora la piazza è un’autostrada, non è sicuro neanche per i bimbi. Vivo qui dal ’46 e non l’ho mai vista così». E aggiunge: «In Comune ci sono tecnici che hanno le competenze. Però non si può che ogni 15 giorni c’è qualcosa da sistemare. Non parliamo poi dei due dossi. Sono brutti. Dovevano fare le strisce. E i parcheggi? Quelli dietro le scuole di via della Repubblica ora sono sempre vuoti. Alla fine però il problema vero è che mancano le attività. Se anche svuoti la piazza, bisogna poi animarla in qualche modo».

Piuttosto che lavori alla piazza, chiedono di impiegare le risorse, «cose più urgenti e utili», anche Chiara Chiocchetta e Roberta Pellacani, mentre siedono a un tavolino del Paco Cafè. «L’ultimo cambiamento con la viabilità al centro – parla per prima Chiocchetta – è stato inutile. Rifarla più volte in così poco tempo non ha avuto alcun senso. Le risorse andrebbero spese meglio e per altre cose. Il cambiamento della viabilità in piazza Moro (voluto dalla giunta Paoli, ndr) per esempio, è inutile: ci si arrivava lo stesso». «Bagnolo non è solo la piazza. Per esempio, mancano iniziative di aggregazione, non solo per i giovani», chiosa l’amica.

«La viabilità al centro della piazza mi piace – afferma invece Ivan Bagnoli, dell’ortofrutta Da Nicoletta –. Prima era pericoloso. Speriamo che non ricambino».

Per Gianluca Martini, storico edicolante con il chiosco in piazza, «Bagnolo è nato su questa strada. Non è Parigi. Se chiudi tutto qui, fai un danno economico enorme per tutte le attività. Chi si lamenta oggi è perché è memore di tutto quello che è successo prima. Oppure, come i corrieri, non sanno delle modifiche e si arrabbiano. Ma è solo provvisorio».

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