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Reggio Emilia, nell'agguato in viale Umberto I il 20enne ferito è stato anche rapinato

Identificati grazie alle telecamere i quattro aggressori che hanno accoltellato un cliente e seminato il panico al bar Piccadilly: hanno dai 18 ai 24 anni


24 febbraio 2022 Ambra Prati


REGGIO EMILIA. Sono stati filmati dalle telecamere e identificati in brevissimo tempo i quattro giovani che mercoledì scorso hanno accoltellato un ventenne al bancone del bar Piccadilly di viale Umberto I, seminando il panico tra i clienti e danneggiando il locale. Si tratta di quattro persone di età compresa tra i 18 e i 24 anni, che prima di ferire il ventenne gli hanno anche strappato la catena d’oro che aveva al collo. Per questo motivo quando saranno catturati – il rintracciamento è tuttora in corso – i responsabili potrebbero dover rispondere di molteplici reati: rapina impropria aggravata (lo strappo della collana), lesioni personali aggravate (dall’uso di una lama imprecisata) e danneggiamento aggravato ai danni del bar.

Quanto accaduto è stato ricostruito grazie alle immagini, acquisite dell’immediatezza dei fatti, dai carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Reggio, coordinati dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, che hanno analizzato i fotogrammi della telecamera di un’attività nei dintorni (all’angolo tra viale Umberto I e la circonvallazione cittadina) e delle telecamere interne del bar. L’incrocio dei due filmati ha consentito di identificare rapidamente i responsabili e di ricostruire l’aggressione, avvenuta in due tempi. Il ventenne albanese è arrivato a piedi poco prima delle 18 dall’altra parte della strada, lato Crédit Agricole, in compagnia di due amiche, una delle quali con un cagnolino al guinzaglio. I tre si sono posizionati accanto al bancone e hanno ordinato la consumazione. In quel momento un gruppo di quattro giovani, provenienti dalla stessa direzione, ha fatto irruzione nel bar. Uno di loro si è diretto con decisione verso il ventenne, lo ha colpito a mani nude e gli ha strappato la collana che indossava.

I quattro si sono allontanati e l’episodio pareva concluso. Ma pochi minuti dopo gli aggressori, che evidentemente hanno trovato la “punizione” troppo lieve, ci hanno ripensato: stavolta sono entrati dalla porta laterale del bar anziché da quella principale.

All’indirizzo del ventenne uno ha pronunciato la frase «non tornare a casa che ti ammazziamo», ha estratto un coltellino (o un cutter o un punteruolo, questo aspetto dev’essere chiarito) e ha mirato alla gola dell’avventore; solo grazie all’intervento del barista, un cinese di 23 anni che ha “tirato” a sé il bersaglio cambiando la sua posizione, il ventenne è stato raggiunto da due fendenti sotto l’orecchio sinistro. Forse per vendetta nei confronti del barista, che con il suo intervento ha evitato il peggio, o forse per dispetto, gli altri malviventi hanno spaccato la parte inferiore della porta a vetri con una bottigliata, per poi scappare – al suono delle sirene – in tre direzioni diverse.

Sull’indagine in corso il riserbo è massimo.

Gli approfondimenti a tambur battente dei militari riguardano il movente di quello che senza dubbio è stato un regolamento di conti: i quattro protagonisti della spedizione punitiva cercavano proprio il ventenne, che con tutta probabilità conoscevano e che potrebbe essersi macchiato di uno “sgarro”.

In attesa che le condizioni del ferito (che ha precedenti di polizia) consentano di interrogarlo con calma, gli inquirenti stanno cercando di capire se la pista della baby gang – additata da alcuni clienti abituali del bar che dall’esterno hanno assistito terrorizzati alla scena da guerriglia urbana – possa essere confermata.

Si è trattato di una vendetta da parte della gang rivale o di una “lezione” al ventenne, noto alle forze dell’ordine per i suoi trascorsi? Questo è il tassello mancante del puzzle.

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