Novellara, i carabinieri cercano la statua di Emma rubata dai predoni
La scultura finita nel bottino dei ladri in azione nei cimiteri Le bande agiscono contando su rottamai compiacenti
NOVELLARA. La fotografia della statua di Emma ora è anche nelle mani dei carabinieri di Novellara. Dopo la denuncia di furto presentata da Sabar – che gestisce anche il cimitero di Santa Maria della Fossa, da dove è stata rubata sulla tomba della bambina insieme ad altri oggetti di ferro e rame – i militari si sono messi in contatto con la famiglia della piccola di cinque anni. Se c’è una speranza che la scultura realizzata dall’artista luzzarese Azelio Bertoni non sia già stata fusa per ricavarne bronzo da rivendere, se è ancora in provincia di Reggio, i carabinieri sono determinati a ritrovarla lavorando in collaborazione coi colleghi delle zone limitrofe.
La grande impressione e lo sdegno che hanno provocato il furto della statua che ritrae la piccola Emma Monari, si scontra con la realtà di questo genere di furti. Che non guardano in faccia a niente e a nessuno, nemmeno al fatto evidente che quella statua non è solo un oggetto di bronzo: per la famiglia della piccola – morta nel 2003 a soli 5 anni dopo una grave malattia – accarezzare la testa a quella scultura era in qualche modo come accarezzare la loro bambina tanto amata.
I furti nei cimiteri sono una realtà con cui periodicamente ci si fa i conti. Nel mirino dei predoni ci sono i materiali ferrosi, il rame e il bronzo che nei cimiteri sono presenti in abbondanza: il fatto che siano luoghi non sorvegliati, rende il loro vile saccheggio piuttosto facile. La certezza degli investigatori è che chi agisce sa bene poi subito a chi rivedere quel bottino: rottamai compiacenti che del tutto illegalmente accolgono quanto sottratto dai ladri. Materiali che poi finiscono nelle fonderie dove vengono fusi e rigenerati, per così dire, per essere rivenduti, cancellando le tracce della loro forma originale.
La famiglia di Emma ha messo un cartello sulla tomba della bambina, saccheggiata della statua. «Vi prego nel modo più assoluto di farmi riavere la statua che rappresenta per me un forte ricordo affettivo – hanno scritto – Sono disposto a ricompensare per riavere la statua al più presto». Il padre ha detto di sperare in un gesto, che i ladri si mettano «una mano sul cuore». E se non loro, almeno chi magari se l’è ritrovata in mezzo ad altri pezzi da fondere.
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