Strage di Bologna, la Procura Generale chiede l'ergastolo per Paolo Bellini
REGGIO EMILIA. «Se una persona è responsabile di strage per l’articolo 285 del codice penale si deve applicare solo una pena, l’ergastolo. Ma qui ci sono anche 85 omicidi pluriaggravati. E siccome una persona non può essere condannata a due ergastoli la legge dice che la soluzione è aggiungere qualcosa alla pena, ovvero associare l’ergastolo all’isolamento diurno, noi chiediamo l’isolamento diurno per tre anni perché 85 omicidi pesano tantissimo». Così la Procura Generale di Bologna ha concluso la sua requisitoria sulla posizione della Primula Nera reggiane ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, accusato di essere il quinto uomo dell’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, che causò 85 vittime e oltre 200 feriti.
Per la Procura Generale di Bologna bisogna «affermare la responsabilità di Bellini per i reati attribuiti, condannarlo all’ergastolo con isolamento diurno con la misura massima di tre anni, e a questa condanna conseguono anche le pene accessorie, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale e la decadenza della patria potestà. Chiediamo infine che la Corte voglia pubblicare la sentenza di condanna, queste sono le conclusioni per la posizione di Paolo Bellini», le parole del sostituto procuratore generale, Umberto Palma.
Bellini, che ha partecipato a quasi tutte le udienze e si è sempre proclamato estraneo all'attentato, non era presente in aula nel momento della richiesta di condanna. Assenti anche i suoi avvocati difensori, Manfredo Fiormonti e Antonio Capitella, che hanno mandato a rappresentarli un sostituto.
La richiesta di condanna della Primula Nera è arrivata al termine di una requisitoria fiume, durata quattro udienze, durante le quali l’accusa – rappresentata anche dal sostituto procuratore generale, Nicola Proto – ha puntellato le prove a carico dell’imputato durante l’istruttoria dibattimentale, indicandole come «macigni», definendo il suo alibi «precostituito» e considerando fondamentale la testimonianza dell’ex moglie, Maurizia Bonini, che lo ha riconosciuto nel video girato in stazione la mattina del 2 agosto 1980 dal turista tedesco Harald Polzer.
Fra gli elementi emersi durante l'istruttoria del processo, le rivelazioni del processo di Palermo Stato-Mafia sui rapporti fra lo stesso Bellini e Sergio Picciafuoco (definitivamente assolto dalla strage, ma di certo presente in stazione il 2 agosto), un’intercettazione ambientale carpita a Carlo Maria Maggi, ex leader di Ordine Nuovo, e alun appunto nell’agenda sequestrata a Gilberto Cavallini (dove associato a Bellini compare il nome Giorgio, con l’annotazione “10/81 R.E. Tent. om.”), considerato un riferimento sulla Primula nera visto che il 2 ottobre 1981 diventò irrevocabile la sentenza a carico di Bellini per il tentato omicidio a Reggio di Paolo Relucenti, spasimante della sorella, avvenuto il 22 settembre del 1976.
Secondo la Procura Generale di Bologna, il 2 agosto 1980 Bellini era in stazione: non solo nelle vesti di militante di Avanguardia Nazionale, una delle formazioni della destra eversiva che per l’accusa insieme ai Nar mise a punto l’attentato, ma anche in virtù dei suoi legami con i servizi segreti deviati, sempre negati dalla Primula Nera, su cui invece l’accusa ha messo in fila una lunga serie di elementi.
A cominciare dal depistaggio sulla “pista rossa” messo in campo dal Sismi il giorno successivo all’omicidio di Alceste Campanile, avvenuto il 13 giugno 1975, passando per l’infiltrazione di Bellini negli anni ’90 in Cosa Nostra durante la trattativa Stato-Mafia sulle opere d’arte e per la vicinanza del padre di Bellini, Aldo, con l’allora procuratore di Bologna e poi capo del Dap, Ugo Sisti, trovato alla Mucciatella all’indomani della strage.
Per l’accusa la Primula Nera rappresenta una sorta di cerniera fra il mondo dell’intelligence e quello dell’eversione nera e, in stazione, avrebbe agito in concorso con i Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva) e con Gilberto Cavallini (condannato in primo grado all’ergastolo). Ma fra gli imputati figurano anche il capo della P2, Licio Gelli, il banchiere Umberto Ortolani, l’ex capo dell’ufficio Affari Riservati del Viminale, Federico Umberto D’Amato e il giornalista iscritto alla P2 ed ex senatore Msi, Mario Tedeschi, ritenuti da deceduti mandanti, finanziatori o organizzatori della strage.
«La strage non colpisce soltanto le vittime malcapitate ma offende un valore, il valore principale della nostra Repubblica, che è la democrazia. Perché se io col sangue tento di condizionare la vita democratica, i flussi di voto, il consenso tento di far scattare una reazione che possa influenzare la vita politica del Paese e offendo la Costituzione, il Paese stesso, l’Italia». Ecco perché questa «strage è un crimine contro la personalità dello Stato, perchè parti offese non sono solo le vittime, ma anche la comunità, Bologna, la democrazia e la personalità dello Stato e l'articolo 285 del codice penale tratteggia la strage come delitto contro la personalità dello Stato», ha concluso Palma.
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