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Unimore, tante risorse ma pochi alloggi a Reggio Emilia

Il sostanzioso aumento dei finanziamenti in arrivo non cancella le criticità legate anche alla carenza di strutture didattiche


25 febbraio 2022 Roberto Fontanili


REGGIO EMILIA. Un sostanzioso aumento di risorse a disposizione nei prossimi anni per l’Ateneo di Modena e Reggio, grazie ai fondi del Pnrr, ai finanziamenti nazionali e regionali e ai contributi di enti locali e Fondazioni, consentiranno alla Università – come ha sottolineato aprendo ieri l’Anno Accademico 2021-2022 il Magnifico Rettore Carlo Alberto Porro – di «puntare ad acquisire un ruolo crescente su scala nazionale e internazionale».

Anche se permangono le criticità legate alla carenza di strutture didattiche, di alloggi e residenze universitarie per studenti, tanto a Reggio quanto a Modena, come ha fatto rilevare ancora Porro, sottolineando «la necessità di fruire di spazi più adeguati per la ricerca, di nuove aule e laboratori didattici e di nuovi spazi assistenziali, per aumentare l’attrattività del nostro ateneo e delle nostre città e migliorare il percorso formativo degli studenti».

La cerimonia di apertura dell’846° Anno Accademico dell’Università di Modena e Reggio svoltasi ieri nell’Aula Magna del Centro Servizi Didattici della Facoltà di Medicina, davanti a una selezionata platea di autorità civili, militari e religiose e del corpo accademico, è stata l’occasione per delineare obiettivi e strategie per i prossimi anni e dar conto del cammino fin qui compiuto. Un percorso che ha visto, con oltre 10mila prenotazioni a Unimore Orienta, confermare una forte attrattività verso gli studenti. Un dato incoraggiante ma che ripropone problemi rilevanti che richiedono costanti investimenti, con Modena e Reggio che faticano a diventare città universitarie.

Dopo il saluto della ministra dell’Università Maria Cristina Messa per la quale «vi è una forte percezione che l’attuale situazione ricca di opportunità potrebbe rappresentare una svolta storica per il sistema universitario», è stato il Magnifico Rettore a elencare come «Formazione, Ricerca, Terza Missione, Internazionalizzazione, Organizzazione, Assicurazione Qualità, Sostenibilità, Edilizia, Servizi e Sport, siano gli ambiti su cui investire per far acquisire a Unimore un ruolo crescente». Un intervento il suo nel corso del quale ha fornito anche alcuni dati relativi al potenziamento del personale dal 2020 in poi, con l’arrivo di 52 professori ordinari, 119 associati e 135 ricercatori e l’incremento del personale tecnico e amministrativo. Mentre sul piano delle iscrizioni i dati hanno confermato la prevalenza per il 52% degli iscritti nei corsi di laurea dell’area società e cultura, del 24% nell’area tecnologica e del 7% nella sanità, un dato che è inferiore alla media nazionale.

Se il professor Porro si è occupato della sede di Modena, è stato il prorettore della sede reggiana Gianni Verzellesi a confermare «la grande attenzione di Reggio verso l’ateneo», facendo il punto sui lavori in corso nella nostra città per la nascita del terzo e del quarto polo universitario all’ex Seminario e al Tecnopolo e ai lavori in corso al Campus per l’ampliamento dello studentato, confermando altresì l’avvio di due nuovi corsi di laurea nei prossimi anni. Sono stati invece il prorettore Vicario Gianluca Marchi, la delegata alla Sostenibilità professoressa Grazia Ghermandi e alle Pari Opportunità professoressa Tindara Addabbo a porre l’accento su l’impegno di Unimore su temi rilevanti come la Sostenibilità e la Parità di genere. I primi due in particolare hanno ricordato come Unimore stia portando avanti una importante ricerca interdisciplinare sulla produzione, lo stoccaggio e l’utilizzo di idrogeno, e annunciato l’avvio di un corso su “Competenze trasversali sostenibili” aperto anche ad imprese e cittadini.

Le uniche critiche sono venute dal presidente della Conferenza degli studenti Filippo Calandra Buonaura che ha denunciato l’assenza di mense universitarie in grado di assicurare prezzi contenuti, la mancanza di alloggi e le carenze nell’insegnamento con i professori che non appena si è tornati alla didattica in presenza hanno ripreso le cattive abitudini del passato.
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