«Salvate il rifugio di Monte Acuto È a rischio crollo»
Ventasso: l’appello arriva dall’associazione Mangia Trekking ed è rivolto ai Comuni e al Parco nazionale dell’Appennino
VENTASSO. «Il Parco nazionale e gli altri enti che possono farlo, si mobilitino per salvare lo storico Rifugio Monte Acuto, che versa in condizioni preoccupanti».
A lanciare l’appello per la struttura ricettiva dell’Alto crinale – ex Rifugio Città di Sarzana, nella splendida cornice del Monte Acuto a due passi dall’omonimo lago – è l’associazione escursionistica “Mangia Trekking”. «Il rifugio ha bisogno di interventi urgenti. Si chiede al Parco dell’Appennino Tosco Emiliano, al Comune di Ventasso ed al confinante Comune di Comano di operare fattivamente e presto per salvarlo – esortano dall’associazione –. Ci rivolgiamo a tutti gli amanti della montagna e dell’alpinismo per segnalare questa precaria situazione divenuta ormai una vera e propria emergenza. La struttura è interamente in legno e ha ormai 23 anni di vita. Il gestore Adriano, prima con suo fratello Giancarlo, e poi da solo, lo gestisce da 18 anni, ne conosce bene le caratteristiche e molto si adopera per riparare le problematiche». Ma nonostante l’impegno la struttura mostra evidenti segni di decadimento. «In tutti questi anni – prosegue Mangia Trekking – insieme ad alcuni volontari, Adriano ha cercato di effettuare le manutenzioni. Ma né a livello economico, né a livello di operatività, il gestore e i volontari che lo aiutano possono sopperire a una situazione così grave. Tra qualche anno, ma forse anche prima il livello dei problemi, la struttura potrebbe collassare e arrivare ad un punto tale da doverla chiudere definitivamente. Sarebbe una grave perdita per chi ama e vive la montagna anche dal punto di vista turistico. Perderemmo un rifugio importante».
Il rifugio si trova in un angolo molto bello e significativo dell’Appennino tosco-emiliano, vicino ad un meraviglioso laghetto di origine glaciale. Lo si raggiunge soltanto a piedi, quindi anche le provviste e quant’altro devono essere portate in spalla. Spesso, negli anni, Mangia Trekking ha provveduto in questo senso e riportando anche a valle i rifiuti. Una volta all’anno, all’inizio della stagione estiva il gestore organizza un trasporto con l’elicottero per le cose più pesanti come bombole del gas, pacchi di farina, confezioni di vino, lattine, scatolame. Per l’elettricità ci sono dei panelli solari che servono per l’illuminazione (e anche per il frigorifero nei mesi estivi). La gestione del rifugio completamente autonoma, non riceve alcun contributo economico da alcun ente pubblico.
Per quanto riguarda i lavori da fare, l’associazione elenca le principali criticità e urgenze: «Il pavimento è di legno e il perimetro alla base della struttura in molti punti è marcito e le assi a terra si stanno gonfiando per l’umidità, questo tra l’altro rende la vita molto più facile ai topi e ai ghiri. La coibentazione del tetto da molti anni è stata distrutta dai ghiri, è rimasta solo la lamiera di copertura e questo fa sì che nei mesi invernali il calore si disperda. La legnaia (che contiene anche le bombole del gas) si è da tempo inclinata e ogni inverno rischia di crollare sotto il peso della neve. La cisterna da 1.000 litri per l’acqua piovana ubicata erroneamente nel 1980 (quando c’era ancora solo il bivacco in lamiera) è tenuta oggi ferma soltanto da una intelaiatura di ferro che ormai è molto arrugginita e negli ultimi anni si è pericolosamente inclinata da un lato appoggiandosi alla parete dietro la porta della cucina. Se cadesse si porterebbe dietro tutto il rifugio. L’impianto di smaltimento delle acque a suo tempo è stato fatto in modo non adeguato anche questo risale agli anni ’80, spesso il bagno non può essere utilizzato perché il liquame tracima fuori dalla fossa biologica a dispersione».
Qualche intervento in passato è stato fatto, ma non basta. «Negli anni passati sono stati fatti alcuni interventi da parte del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, che sono stati senz’altro utili, ma nel tempo non sufficienti a vincere i temporali e le calamità naturali del luogo e le forti nevicate. Chiediamo di fare sinergia per salvare il rifugio. Ci rivolgiamo al presidente e al direttore del Parco nazionale, che ben sappiamo essere persone sensibili a questo genere di argomenti, a favore ed a tutela della frequentazione e del turismo in montagna. Ci rivolgiamo ai signori sindaci dei Comuni di Ventasso e di Comano affinché anch’essi procedano nel senso di salvare un rifugio molto utile e apprezzato» concludono.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
