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I consigli per i genitori sui rischi del web «Tenete sott’occhio le chat dei vostri figli»

Le raccomandazioni della polizia postale agli adulti inesperti: «Molti reati scoperti grazie all’attenzione di mamme e papà»


06 marzo 2022 Ambra Prati


REGGIO EMILIA. «Genitori non abbiate paura di controllare i vostri figli. Io ho due figli, uno di 17 anni, e ancora guardo nei loro telefonini: è giusto, finché sono minorenni». Luigi Quaglio, comandante della polizia postale di Reggio, è stato uno dei protagonisti della campagna “Una vita da social”, svoltasi ieri anche nella nostra città. A margine della sua lezione – seguitissima dai ragazzi della scuola media da Vinci – gli abbiamo chiesto lumi sull’altra faccia della medaglia della sicurezza in rete, vista dagli adulti: come possono mamma e papà arginare i pericoli della rete superando un gap – quello della familiarità informatica – che è ormai incolmabile rispetto ai figli nativi digitali?

«La regola numero uno è dialogare, non mostrarsi mai disinteressati: anche quando i figli vi parlano di un gioco sul web del quale ignorate l’esistenza, lasciateli raccontare. Soprattutto non lasciare mai i minorenni soli davanti a un cellulare, un tablet o un computer». Il parental control – ovvero il sistema che permette a un genitore di bloccare l’accesso a determinate attività come siti, immagini violente o pagine con parole chiave – «va bene finché i pargoli frequentano le elementari, ma dalle medie in poi lo aggirano con grande facilità». Meglio quindi fare ricorso «al monitoraggio della cronologia del computer. Oppure esistono anche App a pagamento che monitorano l’attività del telefonino: in America, in nome della privacy, sono illegali, in Europa invece sono consentiti».

Un tempo i genitori si appostavano fisicamente per sorvegliare gli spostamenti della prole. Ora, spiega il comandante, «non esitate a sbirciare nella chat di vostro figlio. La metà dei reati che noi accertiamo vengono scoperti così: grazie alla curiosità di una mamma o di un papà».

Qualche esempio. «Fino ai tredici anni i maschi sono i più appetibili per i pedofili. Due anni fa, a Reggio, quattro ragazzini delle medie che pensavano di giocare con la Play Station con una compagna di un’altra classe vengono spinti a inviare foto a torso nudo o più spinte. Una mamma insospettita nota questo scambio di foto sospette e si scopre così che non si trattava di un caso singolo: l’adescamento (seguito dal ricatto che se il ragazzino non avesse mandato altre immagini le prime sarebbero finite sui social) riguardava parecchi minori, all’insaputa l’uno dell’altro». In quel caso la Postale chiede i dati dell’account dell’adulto, residente fuori provincia. «Un adescatore seriale».

Le ragazze sono invece il bersaglio preferito dai tredici anni in su e con loro si usano tecniche più soft, come lo shooting fotografico. La settimana scorsa, grazie alla segnalazione di una mamma siciliana, la Postale risale al responsabile nel reggiano. «Il pedofilo aveva un vero e proprio tariffario: 15 euro per foto con vestiti, 30 euro in reggiseno, 50 euro nude. Bastava accettare il primo step ed era fatta: la minorenne era ricattabile. A casa del pedofilo abbiamo trovato una quantità di materiale pedo-pornografico che l’uomo rivendeva su Telegram al doppio».

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