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Reggio Emilia al quarto posto per numero di imprese in odore di criminalità

La mappatura di Libera si basa sulle segnalazioni bancarie Nel 2020-2021 la nostra regione ha tallonato la Calabria


06 marzo 2022


REGGIO EMILIA. Reggio Emilia, nel biennio pandemico 2020-2021, è tra le prime quattro province del Centro e Nord Italia, insieme a Roma, Milano e Brescia, per numero di imprese «potenzialmente connesse a contesti di criminalità organizzata», come evidenziano i numeri dell’Uif (l’unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia) riportati nel dossier “La tempesta perfetta 2022. La variante Criminalità”, elaborato da Libera e dalla rivista Lavialibera. Nella mappatura della Uif, queste imprese sono state oggetto di segnalazioni perché potenzialmente vicine a contesti di criminalità organizzata. Lo rende noto Libera Reggio Emilia, dopo l’uscita del dossier che paragona le organizzazione criminali ad un virus nell’economia legale.

«Anche alla luce delle recenti comunicazioni della Prefettura (sessanta interdittive da luglio 2020 ad oggi), la nostra provincia ha contribuito fortemente anche al quarto posto dell’Emilia-Romagna per numero di interdittive antimafia emesse nei due anni di Covid (321 interdittive complessive), superata solo da Campania, Calabria e Sicilia».

Nel complesso dal report post pandemia di Libera e Lavialibera viene fuori un Paese a macchia di leopardo, in cui una variante silenziosa sta infettando il tessuto economico e sociale del paese offrendo un’incredibile occasione di guadagno alle mafie, come evidenziano le 252.711 segnalazioni sospette (+24% rispetto al biennio 2018-2019) e i numeri di alcuni reati spia (frodi informatiche, truffe sui ristori, sui bonus edilizi, sulle aziende in crisi e a rischio fallimento).

I dati e le analisi del dossier, scaricabile dal sito libera.it, sembrano evidenziare – secondo Libera – che «la lotta alle mafie e alla corruzione sembra scomparsa dall’agenda politica dell’Italia. Proprio nell’anno in cui ricorre il trentennale di “mani pulite” e delle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio, sembra che questi fenomeni criminali si siano radicati in un distorto senso comune. Quasi si trattasse di una patologia nazionale ormai cronicizzata in un processo di normalizzazione».

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