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Reggio Emilia, «Sciopero dell’8 marzo sarà contro la guerra»

Le femministe in piazza con flahsmob, letture e canti.  Domani a partire dalle 10 corteo itinerante per il centro


06 marzo 2022


REGGIO EMILIA. Lo sciopero transfemminista globale per l’8 marzo indetto da Non Una Di Meno quest’anno sarà, simbolicamente, anche sciopero contro la guerra. «Insieme a Nondasola-Centro Antiviolenza e ad altre soggettività amiche, Non Una Di Meno rilancia anche a Reggio Emilia, per il sesto anno consecutivo, lo sciopero femminista e transfemminista dell’8 marzo, preparandosi a scendere in piazza dopo due anni di limitazioni causa Covid», fanno sapere le organizzatrici. Tre gli appuntamenti previsti nel corso della giornata, ma gli eventi e le iniziative sono numerose e varie (è possibile consultare le pagine Facebook di Non Una Di Meno Reggio Emilia e nazionale): la mattina il ritrovo è alle 10 in via Farini nel Punto informativo sullo sciopero organizzato da Nondasola; il pomeriggio alle 15.30 in via Crispi (angolo piazza Martiri) e alle 18 in piazza Martiri del 7 Luglio per dar vita a un corteo animato che attraverserà vie e piazze del centro, con microfono aperto per interventi e letture, flashmob, canti, musiche e slogan. «Lo diciamo subito: lo sciopero quest’anno sarà anche contro tutte le guerre. L’8 marzo, dopo aver dato più volte la voce alle donne afghane, le nostre piazze saranno le piazze delle donne ucraine e russe che vorranno manifestare contro il militarismo – scrive Non Una di Meno – Due anni di pandemia hanno peggiorato le condizioni di vita e di lavoro di donne e persone Lgbtqia+, aumentando isolamento, povertà, precarietà lavorativa attraverso licenziamenti e smart working e l’esposizione alla violenza di genere in casa. Le politiche per la ricostruzione post-pandemica, su tutte il Pnrr e la strategia nazionale per la parità di genere, prevedono false soluzioni alla disparità salariale, come sgravi fiscali alle aziende, finendo per promuovere la carriera di alcune a scapito di altre, soprattutto precarie e migranti, che continueranno a dover fare lavori di cura sottopagati e sfruttati per mantenere il permesso di soggiorno».

Lo slogan scelto quest’anno per lanciare la mobilitazione, “Lo sciopero transfemminista è per tutte”, sta a significare che «non è necessario avere un lavoro e un contratto. Grazie alla collaborazione di tanti soggetti con cui incrociamo i nostri percorsi di lotta (dal Centro Antiviolenza allo Studente Autorganizzat, Donne Libertarie, organizzazioni sindacali di base, dalla comunità Lgbtqia+ a realtà ecologiste radicali come Extinction Rebellion), potremo rendere visibili i punti di connessioni tra le lotte che conduciamo per scardinare e sovvertire in modo strutturale un sistema sociale strutturalmente violento». L’associazione si dichiara «piegata dal dolore per i femminicidi e le violenze sessuali che hanno infestato la nostra città. L’abbiamo ribadito tante, troppe volte: non vogliamo più essere vittime o solo numeri nelle statistiche della violenza, dei femminicidi, della disoccupazione, della povertà. Faremo sentire la nostra rabbia».

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