Le dipendenze sono anche affettive e in campo scende la Papa Giovanni XXIII
Reggio Emilia, sui social e siti di incontro si trovano anche i truffatori “emotivi”. Il fenomeno si è acuito durante la pandemia e l’isolamento
REGGIO EMILIA. Dipendenze affettive. D’ora in poi si occuperà anche di questo la Cooperativa “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”. Dopo un’esperienza di quasi 45 anni nel trattamento delle dipendenze da sostanze e di circa 20 anni nel trattamento delle dipendenze senza sostanze (gioco d’azzardo), grazie aun contributo della Fondazione Manodori la cooperativa ha infatti avviato un nuovo progetto legato alle “truffe affettive”, un fenomeno che compromette in maniera significativa la vita relazionale, sociale e professionale delle persone.
Negli ultimi anni, anche a causa della pandemia, è cresciuto in modo esponenziale l’utilizzo dei social network per contrastare l’isolamento e la solitudine, con il risultato che tantissime persone sono cadute nella rete di cinici truffatori. Una delle truffe in cui molti adulti sono incappati è un particolare raggiro fondato sul bisogno d’affetto di uomini e donne adulti che, proprio nelle piattaforme social, cercano risposta al vuoto sentimentale, la cosiddetta “truffa affettiva”.
Solo in Piemonte il movimento Acta (Azione Contro Truffe Affettive) ha registrato circa 10mila segnalazioni dal 2014 (anno in cui è nata l’associazione) al 31 dicembre 2020. Dalle recenti ricerche condotte da Acta emerge come tale tipo di truffa (“romance scam”) sia condotta sistematicamente e in modo organizzato anche da veri e propri gruppi criminali internazionali (ma può essere operato anche da singoli individui) tramite siti di appuntamento o social network e riguardi sia il furto di identità che la frode economica. Dati del Centro nazionale anticrimine informatico della polizia postale indicano che nel 2021 in Italia le truffe affettive hanno coinvolto centinaia di persone a cui sono stati sottratti in tutto circa 4,5 milioni di euro, oltre a mesi o anni di tormenti amorosi e danni psicologici. Si è verificato un aumento del 118% rispetto al 2020 e questo molto probabilmente è attribuibile alla pandemia e all’impossibilità di frequentare luoghi di socializzazione reali.
Per queste persone vittime delle truffe affettive e per i loro familiari, la Papa Giovanni ha attivato un nuovo servizio di aiuto: il progetto “Non è amore”. Obiettivo non è solo quello di aiutare le persone cadute nella rete dei truffatori, ma anche quello di portare queste truffe allo scoperto e cercare canali per perseguirle. La questura di Reggio Emilia, titolare del servizio di polizia postale, è già stata informata dell’avvio del progetto; del resto la Papa Giovanni non è nuova a iniziative che, oltre ad aiutare le persone, sono rivolte a far emergere situazioni di illegalità, basti pensare al lavoro fatto sul gioco d’azzardo illegale o alla collaborazione con i carabinieri, tramite il servizio antiusura, che nel 2016 portò all’arresto di 8 persone nell’operazione “Don Matteo”.
Le vittime delle truffe emotive verranno accolte e ascoltate da personale preparato e qualificato, e sostegno e aiuto sarà dato anche ai parenti e agli amici che si sentono impotenti davanti a situazioni di questo tipo. Per i casi che necessiteranno di un approccio più terapeutico ci sarà la possibilità di partecipare a percorsi individuali o di gruppo rivolti sia alle vittime che ai loro familiari.
Per facilitare i contatti e le richieste di aiuto di vittime di “Truffa affettiva” o di loro parenti sono stati attivati recapiti specifici: noneamore@libera-mente.org e 389-8359884.
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