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Profughi ucraini nei beni confiscati alle mafie

Un centinaio gli stabili, ma pochi in buono stato. Boom dei nuovi arrivi a Reggio Emilia: sono 439 donne e bimbi


09 marzo 2022 Ambra Prati


REGGIO EMILIA. Sono 439 i profughi ucraini arrivati nel Reggiano: un numero quadruplicato nel giro di due giorni e destinato a impennarsi. Per l’accoglienza, su indicazione del Ministero dell’Interno, si è aperta un’ipotesi: quella di utilizzare gli alloggi confiscati alle mafie.

È la strada al vaglio, da lunedì scorso, da parte della prefettura, di fronte ad un’ondata in crescita. «L’impiego di beni confiscati è un’ipotesi concreta, però dobbiamo verificare in che stato sono gli immobili», spiega il prefetto Iolanda Rolli. L’Anbsc (l’agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che qui è sinonimo di ’ndrangheta) ha avviato un censimento dei beni confiscati «che secondo il Ministero possono essere destinati, in tempi brevi e in via temporanea, all’accoglienza di emergenza dei cittadini che scappano dalla guerra. L’Agenzia ha chiesto la collaborazione delle prefetture per individuare i beni idonei a questo tipo di accoglienza».

Il problema non è la tempistica – che in questo caso godrebbe di una corsia preferenziale – bensì lo stato degli immobili, che devono essere adatti ad accogliere donne e bambini. «Sono oltre un centinaio i beni confiscati in via definitiva nella nostra provincia, secondo una prima mappatura che avevamo effettuato», dichiara Rolli, che fa intendere di essere poco ottimista. Il punto è che gli appartamenti in buone condizioni saranno una minima parte: la maggior parte sono capannoni, terreni, garage, altri ancora abitazioni tuttora occupate dai proprietari originari o in stato di abbandono oppure vandalizzati, il che significa fatiscenti e non utilizzabili. «Abbiamo chiesto ai coadiutori dell’Anbsc di accertare quali di questi immobili siano immediatamente utilizzabili; servono stabili dove al massimo occorre allacciare le utenze – continua il prefetto – La ricognizione è stata lanciata lunedì scorso, speriamo di ottenere un quadro più preciso entro questa settimana».

Secondo il conteggio di ieri sono 439 i profughi ucraini nel reggiano: 247 adulti (donne) e 192 minori, nessuno dei quali non accompagnato. Solo domenica scorsa i profughi erano 121; occorre però sottolineare che il conteggio è sempre sfasato e in ritardo rispetto agli arrivi reali poiché la maggior parte dei fuggitivi ricorre alla rete parentale o amicale dei connazionali e le autorità riescono a censire i profughi solo quando si presentano, in Prefettura o in questura, per i documenti di soggiorno.

In via Dante il via vai di persone che parlano ucraino si ingrossa ogni giorno ed è destinato ad aumentare.

«Ci aspettavamo questo andamento – osserva Rolli – Teniamo presente che i residenti ucraini nella nostra provincia sono 4.317. La mia impressione è che arriveremo a un quantitativo di profughi perlomeno pari ai connazionali residenti». A riprova del fatto che la fuga è fai-da-te e difficilmente inquadrabile dalla statistiche è che, su quei 439 nuovi arrivati, solo 35 hanno chiesto alloggio alla rete Cas (Dimora d’Abramo e L’Ovile). Queste coop hanno è vero ampia disponibilità di vitto e alloggio, ma finora hanno ospitato solo migranti (per lo più africani) uomini e quindi devono prevedere spazi separati per donne e bambini.

Gli altri fronti possibili per l’accoglienza d’emergenza sono gli alberghi (che però devono essere convenzionati) e le abitazioni private. Al Comune di Reggio, così come agli altri Comuni, continuano ad arrivare una pioggia di offerte di ospitalità da proprietari di appartamenti: ma il mercato privato è difficile da monitorare, anche dal punto di vista sanitario (l’Ucraina ha un tasso di vaccinazioni bassissimo e la poliomelite è diffusa) e tra l’altro la competenza è della Protezione civile.

Nel caso in cui la migrazione umana assumesse dimensioni da esodo sarà il presidente della Regione, in qualità di commissario straordinario, a decidere. «Per oggi è prevista una riunione con Bonaccini, i sindaci e i presidenti di Provincia per fare il punto».

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