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Saman, arriva l’ok all’estradizione del cugino

Saman, arriva l’ok all’estradizione del cugino

Novellara: il tribunale di Barcellona dà il via libera all’arrivo in Italia di Nomanhulaq Nomanulhaq accusato in concorso del delitto 

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NOVELLARA. La giustizia spagnola ha dato il proprio via libera definitivo all’estradizione in Italia di Nomanhulaq Nomanhulaq, cugino di Saman Abbas arrestato lo scorso 14 febbraio a Barcellona: è accusato come i genitori della ragazza, lo zio e un altro cucino dell’omicidio volontario, occultamento di cadavere e sequestro di persona della 18enne di Novellara, scomparsa il 30 aprile scorso.

L’uomo era stato arrestato lo scorso 14 febbraio, dopo 9 mesi di latitanza. Inizialmente si era apposto all’estradizione, dopo l’arresto su mandato di cattura europeo. Ma la procedura ha fatto il suo corso, e nei prossimi giorni così come è avvenuto da Parigi per lo zio Danish Hasnain, anche lui arriverà in Italia.

In cella già da maggio c’è anche l’altro cugino, Ikram Ijaz. Mentre restano latitanti i genitori di Saman, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen. Partirono per il Pakistan il 1° maggio del 2021, poche ore dopo l’ultima traccia che abbiamo di Saman ancora in vita: è stata ripresa dalle telecamere di videosorveglianza dell’azienda agricola di Novellara per la quale la famiglia lavorava e dove vivevano tutti quanti. Si vede la ragazza accompagnata dalla madre. Per gli investigatori, proprio in quel momento sarebbe stata affidata allo zio e ai cugini, che poi l’avrebbero uccisa.

Una ricostruzione che non è mai stata confermata dagli indagati, che hanno respinto ogni accusa. Resta tuttavia la testimonianza, cristallizzata in un incidente probatorio, del fratello minorenne di Saman Abbass. Avrebbe assistito dalla finestra della cascina di via Cristoforo Colombo a quelle operazioni e davanti al giudice avrebbe raccontato che quel giorno la famiglia l’avrebbe fatta uccidere dallo zio.

Sempre secondo le indagini coordinate dal pubblico ministero Laura Galli, a Saman non sarebbe stato perdonato il rifiuto a un matrimonio combinato con un cugino in Pakistan, né quella sua determinazione a vivere la sua vita secondo i suoi desideri, non certo sottostando alle imposizioni della famiglia che aveva immaginato per lei un futuro molto diverso, sicuramente non libero come invece la giovane – che non aveva esitato di denunciare i genitori per quelle nozze imposte – aveva immaginato per lei e stava cercando di costruirsi. Dopo un periodo in comunità, da maggiorenne era voluta ritornare a Novellara. Voleva riavere il suo passaporto, convinta che fosse nelle mani del padre.

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