Il rapinatore della tabaccheria confessa. «Volevo mettere a segno un altro colpo»
Fermato insieme al complice in circonvallazione, il 23enne ammette che stavano preparando un’altra rapina
REGGIO EMILIA L’arrestato ha ammesso che quel giorno, prima di essere fermati dalla polizia, lui e il complice stavano girovagando a caso alla ricerca di un esercizio pubblico da rapinare: si erano già fermati due volte, davanti a un bar e davanti a un negozio, ma all’ultimo minuto lui non se l’era sentita di agire, temendo un esito cruento come alla tabaccheria di viale Regina Elena. È il particolare che trapela dalla confessione fornita dal 23enne arrestato, insieme all’autista 41enne, per il colpo violento alla “Rivendita 74”, dove la titolare 60enne venerdì scorso era stata colpita in testa con il calcio della pistola. Tre giorni dopo i due malviventi stavano per colpire ancora, ma sono stati fermati in extremis dalla polizia. Entrambi i complici sono ora detenuti nel carcere della Pulce per rapina aggravata (due le aggravanti, per l’arma e il travisamento): il 23enne deve rispondere anche di lesioni personali.
Venerdì scorso, alle 16.30, Paola Ceccardi, 60 anni, titolare della “Rivendita 74” e sola in negozio, è stata minacciata da uno sconosciuto armato di una pistola che si è avvicinato al registratore di cassa. La tabaccaia ha reagito ed è stata tramortita con il calcio della pistola, lasciando una scia di sangue sugli scaffali; medicata per una ferita alla testa, è stata dimessa il giorno seguente dall’ospedale.
Nell’immediatezza dei fatti è emersa una testimonianza importante: un passante, che ha visto il rapinatore salire su un’auto con il motore acceso, ha riferito che si trattava di una Ford Ka di colore amaranto. La nota di ricerca dell’auto, filmata anche dall’unica telecamera comunale esterna, è stata diffusa a tutte le pattuglie. La svolta lunedì scorso grazie a un poliziotto dell’Antirapina fuori servizio che ha notato una Ford Ka che compiva giri concentrici sull’onda rossa, come se non avesse una meta precisa. L’utilitaria è stata seguita da una pattuglia e fermata a un semaforo. All’interno c’erano il 41enne al volante e il 23enne passeggero. Quest’ultimo aveva addosso una pistola giocattolo, troppo piccola per essere la stessa della rapina alla tabaccheria. La Squadra Mobile ha eseguito una perquisizione domiciliare a casa del giovane, dove è saltata fuori la custodia (vuota) di un’altra pistola giocattolo; vestiti uguali a quelli che il bandito indossava; e una borsa nera, con un logo, identica a quella che il rapinatore aveva smarrito sul pavimento della tabaccheria.
Portati entrambi in questura, i due sono stati messi sotto torchio. Il 23enne ha confessato, spiegando di non essere un criminale e di essere stato spinto a compiere rapine dall’impellente necessità di trovare i soldi per drogarsi. Negli uffici di via Dante l’interrogatorio dell’imputato – alla presenza dell’avvocato difensore Alfonso Boni e del pm Marco Marano – si è concluso a mezzanotte, con i due arrestati portati al carcere della Pulce.
Il 41enne, difeso dall’avvocato Andrea Davoli, a differenza del giovane (incensurato e con un lavoro stabile) vanta una lunga fedina penale per furto, truffa e rapine in gioielleria; era libero perché aveva finito di scontare una pena nel 2019. Entrambi compariranno davanti al gip domani per l’interrogatorio di garanzia.
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