Le risorse del Pnrr ridisegnano la sanità «A Reggio investimenti per 56 milioni»
L’assessore regionale alla Sanità Donini: «Case della comunità, ospedali e tecnologia per stare più vicini ai cittadini»
Evaristo Sparvieri
REGGIO EMILIA. «È un’occasione irripetibile per tutta la Regione, che potrà contare su oltre mezzo miliardo di euro, di cui quasi 56 milioni destinati espressamente a Reggio Emilia, puntando a una rete di Case della comunità, ospedali sempre più sicuri, infrastrutture tecnologiche e digitali». Così l’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Raffaele Donini, presenta le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) a disposizione dell’Emilia-Romagna, facendo il punto sul futuro della sanità reggina.
Assessore, i numeri dell’emergenza sanitaria legata al Covid fotografano una situazione che sembra sempre più tranquillizzante. Possiamo guardare avanti con fiducia rispetto alla pandemia?
«Non è ancora tempo per abbassare la guardia, ma certamente la vaccinazione, che a Reggio Emilia è circa al 91% della popolazione, ci ha messi nelle condizioni di poter concentrare la nostra attenzione su ciò che ci aspetta da qui in avanti, sulla sanità del futuro, che sarà sempre più territoriale e vicina ai cittadini e alle loro esigenze».
Il Pnrr sembra essere lo strumento principale per questa nuova sanità. Quali saranno nel nostro territorio le novità principali?
«Circa 31 milioni di euro sono destinati all’innovazione e digitalizzazione e 25 milioni alle reti di prossimità e telemedicina per l’assistenza territoriale. E proprio sull’assistenza territoriale avremo uno degli interventi che avrà ricadute più tangibili per i cittadini, con 10 interventi destinati alla ristrutturazione di immobili per trasformarli in Case della Comunità, come quelle di Reggio Emilia e Guastalla, ma anche nuove costruzioni come nel caso di Castelnovo Monti o Villa Minozzo».
Le Case della comunità saranno così importanti per la sanità del futuro?
«Sì, rappresentano il baricentro della sanità territoriale che vogliamo, ma non da oggi, basti pensare che l’Emilia-Romagna ha già 127 case della salute, un quarto del totale nazionale, segno che per noi la sanità di prossimità è una scelta strategica da tempo. Sono luoghi in cui prende forma concreta l’integrazione sociosanitaria e in cui i professionisti sanitari possono collaborare con un approccio multidisciplinare. Non solo, saranno anche i luoghi in cui i medici di medicina generale svolgeranno una quota della loro attività, così come gli infermieri di comunità e la rete di supporto psicologico e sociale del territorio».
Si può dire che saranno sempre più il punto di riferimento dei cittadini per il loro diritto alla tutela della salute?
«Esattamente. E potranno anche essere punto di riferimento per provare a limitare gli accessi impropri al Pronto soccorso, puntiamo a farne anche un punto di riferimento per i casi che nei Pronti Soccorso sarebbero accessi codificati come “codici bianchi”. L’obiettivo è garantire l’apertura almeno fino alle 20».
In un certo senso sostituiscono parte dell’attività di presa in carico ospedaliera?
«Sì, e abbiamo anche l’ambizione di provare a introdurre anche alcune attività di chirurgia ambulatoriale».
Si parla sempre più anche di Ospedali della comunità. Saranno un elemento fondamentale per la nuova sanità territoriale?
«Su queste strutture il Pnrr investe oltre 8 milioni di euro per la zona di Reggio Emilia, di cui quasi 2 milioni e mezzo per la ristrutturazione di quello di Reggio Emilia e quasi 3 milioni per Guastalla, oltre ai 2,7 milioni destinati invece alla nuova costruzione a Castelnovo Monti. Sono strutture fondamentali, destinate a pazienti che hanno necessità di interventi a media o bassa intensità clinica e alta intensità assistenziale e per degenze brevi».
E in termini di aggiornamento tecnologico e digitale? A cosa sono destinate nello specifico le risorse del Pnrr?
«L’investimento su questo fronte è assolutamente fondamentale, tanto che su Reggio sono previsti interventi per quasi 20 milioni di euro. In particolare 9,3 milioni per la digitalizzazione del Dipartimento di Emergenza Urgenza e Accettazione del Santa Maria Nuova, oltre a quasi 9 milioni per la sostituzione di macchinari esistenti e acquisizione di nuovi, come Tac o altre apparecchiature per rendere sempre più efficace il lavoro dei professionisti. Non dimentichiamo, poi, che ci sono anche 12 milioni e mezzo per l’adeguamento antisismico degli ospedali».
Qui in provincia di Reggio ultimamente tiene banco soprattutto la questione del Pronto Soccorso di Scandiano. Quali sono le novità su questo versante?
«L’obiettivo è terminare i lavori entro fine aprile, con l’impegno a reperire nel più breve tempo possibile gli specialisti mancanti per consentire una graduale riapertura, dapprima con impegno orario di 12 ore diurne».
È possibile sperare in un h24?
«La carenza di personale è un problema nazionale, che riguarda indistintamente tutte le regioni e su cui ci stiamo confrontando con il Ministero della Salute».
E il punto nascita di Castelnovo Monti? Da tempo si parla di riaprirlo, ma finora senza sostanziali novità. A che punto siamo?
«Il mandato che la Regione ha affidato all’Asl è quello di presentare i progetti per la riapertura dei punti nascita nelle aree interne in cui erano stati chiusi negli anni scorsi. Credo che non sfugga a nessuno il fatto che la pandemia e ora anche la guerra con la conseguente gestione anche sanitaria dei profughi rappresenta per il Governo la priorità assoluta. Noi però continuiamo a chiedere al Ministero che ci possa mettere nelle condizioni di riaprire progressivamente i punti nascita garantendone al tempo stesso la sicurezza e la sostenibilità».
Fra i Pronto Soccorso in attesa di novità c’è anche quello di Correggio. In questo caso com’è la situazione?
«Come per il Pronto Soccorso di Scandiano stanno proseguendo i lavori. Il problema principale riguarda il reperimento delle risorse professionali, per cui oltre al confronto con il Ministero della Salute, abbiamo anche un gruppo di lavoro regionale impegnato a individuare soluzioni che consentano, quanto meno, di arginare il problema».
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