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Scandiano: «L’ospedale Magati non muore Sta cambiando profondamente»

Il futuro spiegato ai cittadini all’incontro pubblico. «In arrivo 20 posti dedicati alla lungodegenza» 


11 marzo 2022 Caterina Chiossi


SCANDIANO. «I numeri ci confermano che al momento una soluzione non c’è, ma non è vero che l’ospedale di Scandiano sta morendo, è vero invece che sta cambiando profondamente con la logica di specializzazione. Al momento nessuno ha la bacchetta magica per risolvere nel breve periodo questa situazione, ma c’è comunque la volontà perché questo avvenga. L’impegno di tutta la politica deve essere quello di spingere perché la risoluzione venga trovata nel più breve tempo possibile».

Così il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giorgio Zanni, ha assicurato durante l’adunanza consigliare che si è tenuta giovedì nella sala civica del Polo Made dedicato al futuro dell’ospedale di Scandiano. Gli interventi dei cittadini che hanno sollecitato risposte da parte degli amministratori pubblici e dei vertici dell’Ausl, hanno consentito di avere un quadro molto più preciso della situazione attuale e di ciò che sarà dell’ospedale Magati nel futuro, più o meno prossimo.

Come confermato dalla dottoressa Nicoletta Natalini, direttore sanitario dell’Ausl di Reggio Emilia, «anche la medicina generale sta subendo la crisi di personale che caratterizza l’ospedale quindi, anche l’assistenza territoriale deve essere ripensata e programmata, utilizzando al meglio tutte le risorsi disponibili, in primo luogo il personale infermieristico. Oggi gli infermieri sono professionisti laureati che possono eseguire molti più compiti rispetto al passato, prendendo decisioni in modo autonomo a fronte di protocolli condivisi. Questo può contribuire in parte ad alleggerire il carico di lavoro dei medici di medicina generale ovviamente nel rispetto delle reciproche e specifiche competenze. Le progettualità ci sono, anche se sono state rallentate, se non arrestate, dalla pandemia». «Purtroppo – ha sottolineato Roberta Riccò, dirigente delle professioni sanitarie – anche l’area infermieristica risente della crisi nel reperimento delle risorse professionali, forse anche in misura maggiore rispetto all’area medica». Fra tutte queste carenze di organico, la mancanza di medici di pronto soccorso è forse una delle più critiche. Fra le molte cause illustrate sia dalla Anna Maria Ferrari, direttore del pronto soccorso dell’Ospedale Santa Maria Nuova, che dal dottor Sergio Alboni del pronto soccorso di Scandiano, vi sono una programmazione sanitaria sbagliata, carichi di lavoro onerosi e responsabilità che oggi per i giovani medici non sono certamente attrattivi, visto che possono scegliere strade e carriere molto diversificate, il fatto che la medicina d’urgenza sia una specialità relativamente giovane e che i medici del pronto soccorso sono sempre stati medici in possesso di altre specialità “prestati” per così dire al pronto soccorso e che nel tempo sono tornati a svolgere le mansioni della loro specializzazione come medicina interna e chirurgia. In questa condizione di oggettiva difficoltà (68 medici a fronte dei 94 previsti dal PAL sulla provincia) non c’è personale sufficiente a garantire l’attività H24 dei pronto soccorso e dell’auto-medica per tutti i 6 distretti. L’apertura dei pronto soccorso quindi, è fatta sulla disponibilità del personale attuale. Tutta l’Europa è nella stessa situazione, aggravata dalla pandemia.

Ad una cittadina che si diceva amareggiata per non aver ricevuto risposte alle molte istanze la risposta è stata chiara: «L’ospedale di Scandiano non verrà penalizzato bensì valorizzato con nuovi servizi e specializzazioni: le 4 sale operatorie di day-surgery, che riprenderanno presto a funzionate a pieno regime, la specializzazione della chirurgia di parete (per ernie e varicoceli), un centro per la terapia del dolore, l’area per la salute della donna (centro di citologia cervico-vaginale) e un pronto soccorso aperto per ora per 12 ore, ma con l’impegno della Regione di tornare H24 appena le condizioni di organico consentiranno di lavorare in sicurezza». «Fra questi progetti – ha spiegato Cristina Marchesi – un punto che merita di essere sottolineato è la creazione a Scandiano dei primi 20 posti di ospedale di comunità. Questi posti letto, già disponibili ma attualmente occupati dalla Cra Covid, appena la pandemia lo consentirà saranno liberati e costituiranno un importante tassello a beneficio della sanità reggiana. Si tratta in sostanza di un ponte tra i servizi territoriali e l’ospedale essendo destinati a tutte quelle persone che non hanno necessità di essere ricoverate in reparti specialistici, ma necessitano di un’assistenza sanitaria che non potrebbero ricevere a domicilio». Secondo la consigliera regionale del M5s Stefania Piccinini, intervenuta, due anni di pandemia hanno confermato la necessità di investire nella sanità pubblica.



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