I volontari reggiani partiti per l’Ucraina torneranno con una quarantina di rifugiati
Sul pullman di Unipromos cibo, abiti e farmaci. Domani saranno di nuovo in via Cocchi dove ospiteranno donne e bimbi
REGGIO EMILIA. All'andata gli aiuti, al ritorno i profughi. È la missione del lungo viaggio intrapreso da sette volontari di Unipromos, l’associazione di promozione sociale che ha a Roma la sede centrale, ma si basa sulla ben attrezzata sede operativa della nostra città per l'unica iniziativa a favore dell'Ucraina da essa organizzata a livello nazionale. A sue spese è stato noleggiato per settemila euro un pullman da 50 posti partito ieri alle 19 da via Turri con tre autisti obbligati a darsi il cambio per raggiungere il confine fra la Polonia e l’Ucraina in sedici ore con un’unica breve sosta. A bordo è stato caricato, utilizzando il vano portabagagli e gran parte dello spazio per i passeggeri, il materiale portato al luogo di partenza con due furgoni: prodotti alimentari e per l'igiene, abiti, farmaci, lenzuola, materassi e un generatore di corrente offerto da un'azienda ceramica. All'arrivo il tutto, esclusa una scorta di viveri per il ritorno, sarà lasciato in un centro commerciale, dal quale verrà prelevato da volontari polacchi e ucraini per il trasferimento, al di là della frontiera, in uno dei pochi campi non ricolmi di aiuti a causa della difficoltà di farli avere tra i bombardamenti alla popolazione più direttamente colpita dalla guerra.
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Sul pullman salirà poi una quarantina di rifugiati, che arriveranno domani mattina, intorno a mezzogiorno, alla sede di Unipromos al numero 4/a di via Cocchi, una laterale di via Adua. Là potranno trascorrere la notte, in attesa di trovare una sistemazione tramite la Questura e le cooperative che assistono gli immigrati. Si sa che esiste anche un flusso in senso inverso di persone, straniere e italiane, che si recano in Ucraina per combattere.
«Ci siamo mossi – chiarisce Giovanni Carlucci, responsabile di Unipromos – solo allo scopo di salvare vite umane, attendendoci alle disposizioni governative comunicate dalla prefettura di Trieste. All'andata non possiamo caricare estranei e dobbiamo controllare che nessuno si nasconda all'interno. Abbiamo con noi un'interprete ucraina e una direttrice del patronato Enas di Reggio specializzata nelle pratiche dell'immigrazione. Avevamo già preso contatti per segnalare il nostro arrivo a chi vorrebbe raggiungere l'Italia. Possiamo fare salire solo donne e bambini, non minori non accompagnati, il cui ingresso richiederebbe una verifica da parte della Polizia anticrimine. La procedura è facilitata dal fatto che in Ucraina quasi tutti hanno un passaporto o una carta d'identità elettronica».
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Tutto è pronto per dare a queste persone un'accoglienza dignitosa: «La nostra sede – dice Carlucci – è un ex-magazzino di 500 metri quadri che abbiamo ristrutturato. La sala grande è divisa con paraventi e dotata di letti e forniture per l'igiene. C'è anche un reparto per i neonati. Ma possiamo assicurare solo il primo soccorso. Lunedì metteremo i rifugiati in contatto con la Questura, dopo averne compilato una lista con l'eventuale indicazione dei parenti disposti a ospitarli». Poi subentreranno i canali dell'accoglienza.
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