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La giornata di sensibilizzazione 

Offese e aggressioni a medici e infermieri: in due anni raddoppiate le segnalazioni

Roberto Fontanili
Offese e aggressioni a medici e infermieri: in due anni raddoppiate le segnalazioni

La maggior parte di questi comportamenti registrati nei pronto soccorso e nel reparto di Diagnosi e cura 

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REGGIO EMILIA. «Basterebbe che ci considerassero non degli eroi ma degli alleati». Questa frase pronunciata ieri da Orazio Cassiani consigliere provinciale dell’Ordine degli infermieri di Reggio – e condivisa da tutti i relatori al convegno che si è svolto alla Aula Magna di Unimore sul come fermare la violenza contro gli operatori sanitari – inquadra bene la crescita esponenziale delle aggressioni fisiche e verbali nei confronti di medici e operatori sanitari e che nell’82% dei casi vengono compiute da pazienti o dai loro familiari. Un fenomeno che il Covid ha poi ulteriormente accentuato.

I numeri delle aggressioni, che sono ampliamente sottostimati rispetto alla realtà anche a Reggio, come nel resto del nostro paese dove si contano migliaia di casi l’anno, avvengono in maggioranza nei confronti delle donne (il 68% dei casi) e mostrano un’impennata delle aggressioni fisiche (+ 38%) e verbali (+90%). Con le prime che sono più che raddoppiate negli ultimi due anni arrivando ad essere il 33% di tutte le segnalazioni.

Nella nostra provincia, sulla base dei dati forniti dal direttore generale dell’Ausl reggiana Cristina Marchesi, e relativi solo agli episodi rilevati nella sanità pubblica, le segnalazioni di aggressioni sono passate dalle 79 del 2019, alle 82 nel 2020, alle 129 nel 2021 e sono state 21 nei primi due mesi del 2022. In media due segnalazioni su tre avvengono negli ospedali, soprattutto al pronto soccorso e nel reparto psichiatrico di Diagnosi e cura, mentre la restante parte arriva da operatori impegnati in attività territoriali, (in particolare Servizi psichiatrici, Sert e Guardia medica). Rispetto ai distretti sanitari reggiani nella classifica del peggio, dopo l’ospedale Santa Maria Nuova, figurano quelli di Correggio e di Scandiano.

«Tali episodi – ha commentano Cristina Marchesi – hanno avuto ripercussioni non solo sulla condizione di lavoro ma anche sulla salute fisica degli operatori, causando nel 2021 ben 43 casi di infortuni sul lavoro per un totale di 322 giorni di malattia. I dati relativi a questo fenomeno sono emersi ieri nel convegno “Fermiamo la violenza contro gli operatori sanitari” all’Aula Magna di Unimore, in occasione della prima giornata nazionale per contrastare questo fenomeno e per l’avvio dell’Osservatorio nazionale che ha l’obbiettivo di monitorare e avanzare proposte per affrontare questo malcostume.

Un convegno a cui hanno preso parte i rappresentanti di cinque ordini professionali della nostra provincia: Anna Maria Ferrari (Medici Chirurghi e Odontoiatri), Orazio Cassiani (Infermieri), Annarella Lusuardi (Ostetriche), Massimiliano Contesini (Tecnici di radiologia, professioni sanitarie di riabilitazione e prevenzione, Alexan Alexanian (Farmacisti), il direttore Ausl Cristina Marchesi e Anna Baldini (Cittadinanzattiva).

In particolare il presidente dell’Ordine dei Medici Anna Maria Ferrari e il vice presidente Pietro Ragni hanno sottolineato come «molti casi di violenza non vengano denunciati» con gli operatori che si rendono conto che si tratta di persone che reagiscano, sbagliando, in una situazione di stress. Questa consapevolezza diffusa, assieme alla convinzione che «il tempo dell’ascolto è cura», ha dato la misura di come gli operatori sanitari siano consapevoli della situazione. «Anche se – ha chiosato Cristina Marchesi – il tempo è sempre meno dovendo rincorrere le emergenze. E anche la creazione, prevista nel Pnrr della figura dell’infermiere di prossimità che ha funzioni di ascolto, si scontra con la carenza di personale. A Reggio Emilia dovremmo assumere 212 nuovi infermieri che non ci sono come non ci sono nuovi medici».

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