Sono già 1.219 i profughi arrivati nel Reggiano. Pronti oltre cento alloggi
La maggior parte è ospite di parenti e associazioni: quasi la metà sono minori. L’Ausl rilascerà il codice per usufruire delle cure, obbligo di vaccino agli over 50
REGGIO EMILIA. Sono arrivati alla spicciolata, con il cuore in gola, fuggendo dalla guerra consci di lasciarsi alle spalle anche la loro casa. Ora - e non si sa per quanto - la seconda casa per 1.219 profughi ucraini è Reggio Emilia, provincia nella quale sono giunti nel giro di pochi giorni, attirati qui per buona parte dalla presenza di famigliari e amici. Un numero di arrivi che vede la Città del Tricolore seconda solo a Rimini in regione, dove il totale conta 7mila arrivi, come divulgato ieri dalla Regione, che vede in qualità di commissario delegato per l’emergenza il presidente Stefano Bonaccini.
Dallo scoppio della guerra sono giunti finora a Reggio 668 adulti e 551 minori, in gran parte ospitati da parenti e associazioni, mentre sono 80 i profughi accolti nel circuito Cas, il centro di accoglienza straordinaria la cui regia è affidata alla prefettura di Reggio, che ha una convenzione in atto con la Dimora d’Abramo e L’Ovile, cooperative capofila nella gestione dei servizi di accoglienza in provincia.
Si tratta in pratica delle stesso circuito che accoglie già i migranti provenienti dal resto del mondo con circa 300 alloggi in provincia: oltre cento di questi dovrebbero essere disponibili per accogliere anche i profughi ucraini.
Sanità e Covid
Il sistema sanitario reggiano è già mobilitato per accogliere e dare assistenza. All’arrivo a tutti gli ucraini viene anzitutto rilasciato il codice Stp (Straniero temporaneamente presente), valido per sei mesi ed eventualmente rinnovabile. Il codice consente l’iscrizione al Servizio sanitario nazionale, con gli stessi diritti dei cittadini italiani per l’accesso alle prestazioni. Negli hub vaccinali e nelle altre strutture presenti sul territorio, entro 48 dall’arrivo, viene fatto il tampone Covid e garantita la somministrazione del vaccino (prima, seconda o terza dose). La vaccinazione è su base volontaria per le persone con meno di 50 anni, mentre è obbligatoria per gli over 50. Sono assicurate, inoltre, sempre su base volontaria, altre vaccinazioni contro le malattie di cui si conosce l’esistenza di focolai in Ucraina (difterite, tetano e pertosse).
Per quanto riguarda l’accoglienza ai bambini colpiti da malattie oncoematologiche è stato predisposto un piano che mette a disposizione 20 posti letto. Grazie alle associazioni di psicologi è attivo anche un supporto specifico.
Bambini a scuola
L’inserimento dei minori nelle scuole dovrà innanzitutto prevedere il censimento da parte della prefettura - tramite la questura - dei minori presenti. Il tutto in stretto coordinamento con l’Ufficio scolastico che dovrà definire le scuole di potenziale inserimento dei minori fino a 18 anni, il più possibile in prossimità della residenza temporanea. Dopo che i bambini e ragazzi provenienti dall’Ucraina avranno ricevuto le vaccinazioni previste, saranno individuate le scuole di potenziale inserimento negli istituti scolastici in base all’età. Le scuole potranno poi attivare il supporto psicologico e quello linguistico. Dal portale della Regione Emilia-Romagna è possibile accedere alla sezione dedicata agli aiuti.
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