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La mamma di Jessica «Porterò una rosa anche per Cecilia»

In settanta hanno ricordato la prima vittima di femminicidio Giuliana Reggio: «Speriamo in un risveglio delle coscienze»


15 marzo 2022 Am.P.


reggio emilia. «Al termine porterò una rosa sulla panchina di Cecilia». Giuliana Reggio, madre di Jessica Filianti – la studentessa di 17 anni uccisa per gelosia dall’ex fidanzato – ha avuto un pensiero per l’ultima vittima di femminicidio. La donna partecipò anche alla fiaccolata per la 34enne peruviana dell’ottobre scorso, a pochi metri di distanza dal parco all’angolo tra via Terrachini e via Buozzi dove ieri, come ogni anno, si è voluto ricordare la prima giovanissima vita spezzata dalla violenza di genere nella nostra provincia. Il 14 marzo del 1996 Jessica fu uccisa da 43 coltellate dalla furia dell’ex, che aveva 23 anni.

Intorno al parchetto a due passi dal Mirabello si sono riunite, per quello che è diventato un rito annuale, una settantina di persone. Molte donne, tra le quali rappresentanti di Nondasola; alcuni amministratori (Roberta Mori, Stefania Bondavalli, Giammaria Manghi, Annalisa Rabitti); amiche di Giuliana, che la abbracciano; e perfino coetanei di Jessica, venuti da Sant’Ilario, dove la famiglia viveva all’epoca (uno di questi ha presentato la fresca sposa, perché la vita va avanti). Candele – la fiaccolata non è stata fatta per motivi anti Covid –, un brano di arpa e flauto ad accompagnare i testi di Antonietta Centoducati e Patty Garofalo, una maxi mimosa deposta a terra nel “Giardino di Jessica”, rose e un palloncino rosso annodato a una sedia vuota sono stati gli ingredienti della commemorazione.

«Un’emozione grandissima, per le persone che sono presenti e che a distanza di tanto tempo ci fanno sentire il loro affetto – ha detto il fratello di Jessica, Fabiano, presente con la sua famiglia –. Tra me e Jessica c’era un anno di distanza, eravamo sempre insieme. Mi manca molto».

Mamma Giuliana, una roccia che da allora ha vissuto come una missione la necessità di andare nelle classi a raccontare la tragica storia che le ha cambiato l’esistenza, rinnova l’impegno.

«Per me questo è un modo per far rivivere mia figlia». Purtroppo i femminicidi non si sono mai fermati, anzi si è assistito a una escalation negli ultimi anni. «Le pene sono troppo miti. Chiunque ammazzi una donna sa che, tra buona condotta e sconti, uscirà e potrà ricominciare. Vorrei una giustizia più giusta. Speriamo che parlarne serva a risvegliare la coscienza degli uomini».



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