Appalti pilotati in Comune a Reggio Rinvio a giudizio per venti imputati
Ruozi patteggia un anno. A processo tra gli altri l’ex capo del servizio legale Gnoni, l'ex assessore Tutino, Rinaldi e Cagliari
REGGIO EMILIA. Amministratori, dirigenti comunali e imprenditori: in 20 finiranno alla sbarra per sottoporsi al giudizio del giudice per reati contestati, a vario titolo, che vanno dalla turbata libertà degli incanti alla falsità in atto pubblico alla rivelazione del segreto d’ufficio fino alla corruzione. Lo ha deciso ieri il giudice per l’udienza preliminare Andrea Rat, che ha disposto il rinvio a giudizio di 20 dei 24 imputati del processo su gare pubbliche per 27 milioni di euro assegnate a Reggio Emilia e finite nel mirino della Guardia di Finanza e delle pm Valentina Salvi e Giulia Stignani, che nella requisitoria avevano parlato di «un sistema per favorire chi fosse sotto la stessa bandiera» e di «bandi pubblici cuciti su misura e costruiti per far vincere aziende e soggetti già predestinati».
LE ASSOLUZIONI
Ieri si è conclusa quindi l’udienza preliminare prima di tutto con l’assoluzione con formula piena di Raffaele Leoni, ex presidente dell’Asp, la società pubblica delle case di riposo di Reggio, al quale veniva contestato il reato di falsità ideologica. Assoluzione perché il fatto non sussiste invece per Ivana Ceccardi, dipendente dell’ufficio appalti del Comune di Reggio Emilia, mentre per la funzionaria del comune Lorenza Benedetti c’è stato il non luogo a procedere, con piena soddisfazione da parte degli avvocati difensori.
IL PATTEGGIAMENTO
A patteggiare la pena a 1 anno e 10 mesi (pena sospesa e non menzione nel casellario giudiziario) è stato Ermes Ruozzi, amministratore delegato della Union Brokers, società di assicurazioni, accusato di aver rinnovato senza costi la polizza della casa dell’ex capo servizio legale del Comune di Reggio, Santo Gnoni, dopo l’aggiudicazione dell’appalto comunale per l’assicurazione.
A PROCESSO
A finire a giudizio saranno quindi Santo Gnoni, principale indagato dell’inchiesta sugli appalti ritenuti pilotati dagli investigatori della Finanza. Ci sono poi l’ex assessore Mirko Tutino, nella giunta del primo mandato dell’attuale sindaco Luca Vecchi (che nel 2019 venne iscritto nel registro degli indagati della stessa inchiesta, ma la sua posizione poi venne archiviata). Inoltre ci sono Nando Rinaldi, attuale dirigente dell’istituzione Nidi e Scuole d’Infanzia, il suo predecessore Paola Cagliari, Roberto Montagnani (all’epoca dei fatti contestati - tra il 2015 e il 2017 - dirigente del servizio appalti e in carica ora alle politiche giovanili) e Alessandro Meggiato, già dirigente del servizio trasporto pubblico, ora dirigente in Regione. «Gli argomenti spesi in udienza preliminare rimangono vivi e sostenibili anche in fase dibattimentale – commenta all’uscita dell’udienza Liborio Cataliotti, difensore di Gnoni – Sia quelli sull’inutizzabilità delle intercettazioni sia quelle di merito sull’insussistenza dei reati». Alla sbarra andranno anche Daniela Agosti, Anna Messina, Valeria Sborlino, Paolo Coli, Matteo Fortelli, Lorenza Benedetti, Roberta Ugolotti, Anna Maria Mazzocchi, Tiziana Tondelli, Stefano Vaccari, Giuseppe Altieri, Alessandro Lucci e Luigi Severi.
LO SFOGO
Tra i rinviati a giudizio ci sono anche Vincenzo e Lorenzo Corradini, padre e figlio, titolari dell’omonima ditta di autosoccorso, accusati di turbata libertà degli incanti, reato per la quale è stata assolta invece Ceccardi. «Mi sento onestamente offeso dalla società dopo 60 anni che si lavora onestamente: non credevo certo di essere impegolato in un discorso del genere» ha detto Vincenzo Corradini dopo l’udienza.
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