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«Mancano solo il rogito e il pagamento. Noi siamo pronti, aspettiamo Silk-Faw»

Parla Borsari, proprietario della maxi area a Gavassa: «Sottoservizi quasi ultimati. Se il progetto naufragasse siamo tranquilli»


19 marzo 2022 Enrico Lorenzo Tidona


REGGIO EMILIA. Pochi giorni fa il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini è stato chiaro: se la scommessa delle super auto elettriche di Silk-Faw a Reggio Emilia non va a buon fine, niente contributi pubblici della Regione. «Noi siamo pronti per andare a rogito. E per noi non è cambiato nulla: rogitiamo, ci pagano e chiudiamo come da accordi. Non vedo ostacoli ma se anche quelli di Silk-Faw ci dicessero per qualsiasi motivo che non sono più interessati non c’è nessun problema: la nostra area a vocazione industriale di Gavassa è pronta e resta in vendita».

Per Luca Borsari il progetto del mega impianto industriale con tanto di uffici e albergo progettato da Silk-Faw non è una chimera. Il 70% dei 320mila metri quadri del maxi terreno di Gavassa è suo e di un gruppo di altri soci che sono in attesa di finalizzare la vendita della vita. L’area è stata infatti promessa al gruppo sino-americano che proprio lì dovrebbe creare il maxi stabilimento per le supercar elettriche del futuro destinate in primis al mercato cinese, dentro il quale l’azienda vuole far battere un cuore emiliano.

I tempi, però, si sono allungati senza scalfire troppo la fiducia di Borsari, secondo il quale l’affare non scema nonostante il rallentamento di quella che, un anno fa, sembrava un’auto lanciata su una strada tutta in discesa. «Diciamo che siamo ancora nel percorso indicato nell’accordo e che non è cambiato niente nei tempi e nelle applicazioni. È che ci sono questioni amministrative per loro conto che sono più complicate. Noi invece siamo a posto con quanto dovevamo fare. Stiamo finendo i lavori ai sottoservizi e alle vasche di laminazione, che non abbiamo ultimato per poter lasciare più libertà al loro progetto» dice Borsari. Il terreno fu comprato nel 1998 dal padre di Borsari, e che attualmente presidente della Coldiretti di Modena. Sull’accordo c’è una clausola di riservatezza ma a mancare è la firma finale a poche settimane dalla posa della prima pietra, prevista inizialmente ad aprile. «Noi abbiamo un ruolo marginale – dice Borsari – l’esito della vendita non dipende da noi. Per parte nostra siamo tranquilli, abbiamo fatto tutto quello che ci eravamo prefissati come proprietari. Sono stato negli uffici di Silk-Faw alle Reggiane è ho visto tante persone al lavoro. Un attivismo che presuppone che ci siano degli ordini di scuderia precisi per andare avanti. Capisco poi la scelta di marketing: sono venuti in Italia perché un’auto cinese o americana sviluppata qui ha un maggior valore se vogliono fare delle auto sportive».

Dentro la Società Agricola Gavassa srl ci sono Borsari e altri tre soci. Accanto al loro terreno c’è n’è un altro di diversa proprietà e che, secondo i vicini, sarebbe già andato a rogito, a differenza del più grande appezzamento dell’imprenditore modenese. «Se per motivi loro dovessero dire che non possono più effettuare l’acquisto noi ci siamo messi comunque avanti con i lavori non vincolati sulla terra, che dovremmo finire per l’estate – dice Borsari –. Non so se il matrimonio tra cinesi e americani sia diciamo consumato ma sono sicuro che per il cerimoniale hanno già speso soldi. Mi sembrerebbe quantomeno particolare che abbiano seminato per tutto questo tempo senza finalizzare. Se dovesse succedere avrebbero dato un bell’agio a qualcuno ma non a noi».

L’interlocutore per tutti resta quindi l’amministrazione, Comune di Reggio in primis, che sarebbe in attesa della conclusione della conferenza dei servizi, ultimo ostacolo burocratico dopo il via libera della Regione che ha evitato la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via). Passato quello ci dovrebbe essere il rogito.

«Il problema è dell’amministrazione, noi siamo tranquilli – conclude Borsari –. Io sono convinto che quell’investimento porterebbe lustro a Reggio. Certo, inizialmente sembrava che in due giorni si potesse fare tutto. Poi sappiamo tutti che i tempi vanno meglio definiti. Davanti a noi ne abbiamo ancora: aspettiamo la chiamata per andare dal notaio. Se arriva si precipiteranno tutti a firmare».

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