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Tentato omicidio in via Gorizia, l’accoltellatore confessa: «Mi ha deriso»

Elisa Pederzoli
Tentato omicidio in via Gorizia, l’accoltellatore confessa: «Mi ha deriso»

Secondo il gip per il 32enne c’è il pericolo di fuga. In udienza racconta delle prese in giro per le sue condizioni fisiche

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REGGIO EMILIA. Resta in carcere il 32enne albanese accusato di tentato omicidio, per quella violenta coltellata inferta a un 24enne moldavo giovedì sera, in via Gorizia. Lo ha deciso ieri il giudice per le indagini preliminari, Luca Ramponi, nel corso dell’udienza di convalida dell’arresto del giovane, difeso dall’avvocato Alberto Baroni.

Davanti al gip ha parlato il 32enne, in video collegamento dal carcere insieme al suo legale. Ha cercato di spiegare perché ha impugnato quel coltello e ha colpito il giovane. Lui, che ha problemi fisici per patologie importanti che hanno costellato la sua esistenza, ha raccontato di aver incontrato già il giorno prima il moldavo, che conosceva di vista perché frequentano lo stesso bar. Ha spiegato di essere stato preso di mira, di essersi sentito deriso per i suoi deficit fisici, per le sue menomazioni.

Il giorno dopo ha deciso di uscire di casa mettendosi in tasca quel coltello. Ma non con l’intenzione di fare del male. Ha detto di aver preso quel coltello nel caso di una ulteriore minaccia, per tutelarsi.

Come sono andate le cose, però, lo racconta la prognosi riservata e l’intervengo chirurgico urgente a cui il 25enne moldavo è stato sottoposto dopo essere stato aggredito. Lui dice di aver brandito quel coltello solo per tenerlo lontano. E di non aver capito subito la gravità della situazione. Di avere un vuoto rispetto a quegli istanti, di aver visto la vittima alzarsi e allontanarsi almeno di una cinquantina di metri. Lui, a sua volta, se ne era andato via.

A dirgli che la polizia lo stava cercando sono stati ore dopo gli amici che erano con lui. Gli agenti lo sono andati a prendere direttamente a casa, dove vive con i genitori e le sorelle e dove si era rifugiato. «Ha collaborato» assicura il legale, spiegando che sarebbe stato proprio il suo assistito a far ritrovare il coltello, a Parma vicino a un Mc Donalds dove quella stessa sera infine il giovane si è recato.

La difesa ha chiesto una misura restrittiva più lieve, come i domiciliari. Ma per il giudice non sono sufficienti, poiché sussistono gravi indizi di colpevolezza e sostenendo anche il pericolo di fuga. Pericolo che secondo la difesa non c’è, dal momento che è a casa che il giovane è stato infine trovato e arrestato dalla polizia sulla base delle testimonianze che indicavano in lui l’accoltellatore.

Al giovane viene contestato il tentato omicidio con l’aggravante dei futili motivi. Non la premeditazione. Prima, era andato a una festa di compleanno di famiglia, quindi era arrivato al solito bar, dove si era ritrovato in compagni dei soliti amici, che però dice non c’entrano con quanto accaduto. Ora, si profila per lui la richiesta da parte del sostituto procuratore Piera Giannusa del giudizio immediato.

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