Silk Faw, cambio di marcia della Regione «È ora di mettere il turbo al progetto»
L’assessore regionale Colla: «Nessun elemento su un loro cambiamento strategico. Ritardi? I tempi cinesi sono diversi»
Evaristo Sparvieri
REGGIO EMILIA. «La joint venture ha sede in Irlanda? Sinceramente non mi sembra un fatto così eccezionale, considerando che purtroppo sono tantissimi i codici fiscali italiani anche dell’automotive che hanno sede in luoghi fiscalmente più convenienti. Su questo tema né Colla né Bonaccini possono intervenire, ma non mi sembra un grande argomento di discussione. Io ritengo che, agli atti, c’è il fatto che a Reggio c’è la sede di gestione industriale del progetto, che fa le fatture e riceve le risorse dalla joint venture irlandese. La trascrizione pubblica è stata spostata da Milano a Reggio su nostra richiesta. Ed è noto che la sede registrata a Reggio ha 26 milioni di capitale sociale, con un investimento previsto all’85% da Jonathan Krane, per il restante 15% da Faw».
Il rogito dell’area di Gavassa che tarda ad arrivare. E i dubbi su un assetto societario che mette insieme gli americani di Silk Ev e i cinesi di Faw, in uno scenario geopolitico che – complice la guerra in Ucraina – mai come ora sembra tracciare un futuro indecifrabile. Ma di fronte alle polemiche, alle fughe in avanti e alle richieste di chiarimenti arrivate da più parti – in particolare dalle opposizioni in consiglio comunale e regionale – sul progetto Silk Faw l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Vincenzo Colla, si attiene ai fatti.
«La vera novità, non banale, è che dal primo marzo mister Li Chongtian è dentro il board della joint venture in Irlanda, ovvero la holding che controlla Silk Faw di Reggio. Era stato designato il 13 gennaio, ma i tempi di verifica e controllo in Cina sono molto accurati. Ora mister Li Chongtian è pienamente operativo. Adesso urge mettere il turbo al progetto».
Assessore, ma ci sono davvero problemi? Qui a Reggio c’è chi sospetta che il maxi progetto possa saltare.
«Io parlo di fatti. Il 4 marzo scorso, alle 13, è stata fatta una call internazionale. Erano presenti e collegati Li Chongtian, il direttore del cda di Faw, il consolato cinese a Milano, il governo regionale del Jilin, dove ha sede Faw, Jonathan Krane, Katia Bassi, managing director di Silk Faw, il sindaco Vecchi e il sottoscritto. La riunione, con grande correttezza, si è svolta per presentarci l’ingresso di Li Chongtian nel board della joint venture. Ho letto che da qualcuno viene presentato come se fosse un semplice assicuratore... in realtà Li Chongtian è in Faw da 40 anni, è responsabile di tutti gli investimenti che Faw fa fuori dalla Cina ed è responsabile anche dell’assicurazione delle auto sempre di Faw, che vende cinque milioni di vetture... Lui stesso si è presentato con grande precisione».
Ha dato garanzie?
«Per correttezza, riporto le sue testuali parole: “Come partecipante della joint venture, Faw farà fronte alle proprie responsabilità e ai propri doveri per far sì che la joint venture operi in accordo con ciò che è stato promesso alla Regione Emilia-Romagna e per il rispetto di tutti i temi dell’accordo”».
Nessuna retromarcia?
«Ci sono state due presentazioni pubbliche, a cui era presente il governo italiano, formalmente invitato nella figura del sottosegretario agli Esteri Manlio di Stefano. È stato tutto pubblico, con media di tutto il mondo. Non c’è niente di occulto dietro questa operazione, ci sono atti formali».
Tipo?
«Anche la nostra delibera sulla legge 14 per il finanziamento al progetto, che per quanto ci riguarda riconfermiamo in tutta la sua bellezza, sia industriale sia tecnologica. Stiamo parlando di un finanziamento di 4,5 milioni su una ricerca evoluta che coinvolga volutamente le nostre università, con un’operazione di incentivazione all’occupazione a partire da soggetti svantaggiati e disabili, con impegno ad assumere 193 persone a tempo indeterminato in tempi restrittivi».
Sembra però ci siano tuttavia ritardi. È preoccupato?
«Io penso che nel business può sempre succedere di tutto per investimenti di questa portata. È un accordo fra una grande società di ingegneria e finanza, la Silk Ev, e la Faw, la società “più cinese” della Cina, che produce lo stesso marchio di auto su cui viaggia il presidente Xi Jinping. Faw era stata in passato in trattativa per l’acquisizione di Iveco, poi l’operazione venne bloccata anche per questioni geopolitiche. Noi pensiamo e abbiamo motivo di credere che ci sia un ridisegno della governance anche finanziaria del gruppo. Il tema vero di un progetto di tale portata però non è un ritardo di un mese. Se si modifica l’assett finanziario si dovrà arrivare a una versione definitiva dell’accordo di programma. Ma se Faw decide di spingere, il progetto andrà più spedito».
Ora non va così spedito?
«Non abbiamo elementi per dire che c’è un cambiamento strategico da parte loro. Di certo non siamo abituati ai tempi di attraversamento cinesi, rispetto ai tempi italiani. Ci sono modalità decisionali completamente diverse. Noi vogliamo andare spediti e non perdere tempo. Voglio aggiungere che tutto ciò che sto dicendo è stato formalizzato alla società dicendo che il tempo non è una variabile indipendente».
Ma il finanziamento rischia di essere perso? Bonaccini l’altro giorno sembra aver lanciato una sorta di avvertimento... O no?
«Il dialogo è serio, leale e trasparente. E mi permetterei persino di dire che rispetto a un progetto del genere i soldi pubblici non sono così importanti. È un progetto che si regge anche senza quei 4,5 milioni. E finora hanno investito già decine di milioni. Ci sono però delle regole da rispettare, ovviamente. Tutto deve essere rendicontato. Ci devono essere prima gli investimenti e le soluzioni, altrimenti non è possibile erogare. È ciò che avviene per qualunque investimento, sia esso italiano, americano, cinese o di qualunque altra nazione. Nessun problema da rimarcare, dunque: il funzionamento dà garanzie sia alla società sia a noi. E le erogazioni devono arrivare su rendicontazione formale, quindi su dei fatti. Il 27 gennaio inoltre la mia struttura ha fatto un incontro con Invitalia e Mise per definire il contratto di sviluppo: uno strumento ottimo per chi fa investimenti in Italia. Se li fa in Emilia-Romagna tanto meglio. Noi siamo una regione che sta nel mondo e sa attrarre investimenti di qualità. Silk Faw non è il primo gruppo internazionale che investe qui. Penso a Philip Morris o a Weichai attraverso la Ferretti Group, eccellenza nel mondo degli yacht. Ce ne saranno ancora».
Non teme che il nostro tessuto imprenditoriale finisca troppo in mano estere?
«Prendo atto delle critiche su questo tema, ma senza le multinazionali avremmo una morfologia economica completamente diversa. Io penso anche a Ferrari, Lamborghini, Ducati, Glaxo. L’Emilia-Romagna è in grado di attrarre multinazionali che fanno prodotti di qualità. Siamo la regione delle filiere e i grandi gruppi trovano qui professionalità e competenze che altrove non ci sono. Nessuno al mondo acquisterebbe auto da due milioni di euro prodotte in Cina. Se vuoi vendere delle Hyper Car devi venire qui, vicino alla Ferrari e alla Lamborghini».
Manca però il rogito sul terreno. La conferenza dei servizi si è riunita il 10 marzo... a che punto siamo?
«Siamo in dirittura d’arrivo. Abbiamo bisogno di concludere la partita per chiudere un accordo di programma bellissimo. Io devo dire che in questo progetto il Comune di Reggio Emilia è stato impeccabile sia nella gestione amministrativa sia nel proporsi come città. Abbiamo puntato su Reggio, dopo un po’di ragionamenti, perché ci sembrava giusto puntare su un marchio che potesse radicarsi sul territorio, anche dal punto di vista identitario: la Ferrari rappresenta Maranello e Modena, la Lamborghini Sant’Agata Bolognese. Con questa operazione allarghiamo il perimetro della Motor Valley».
Gli ambientalisti non sono contenti di questa scelta...
«Ho grande rispetto per le loro posizioni. Ma atteniamoci alla verità. Quella di Gavassa era già un’area a vocazione industriale. Reggio ha un’area splendida, vicina alla Mediopadana e all’autostrada, dove erano in programma già interventi urbanistici. E qui arriva l’elettrico, il futuro green dell’auto. Anche Ferrari e Lamborghini andranno in questa direzione».
C’è chi legge in questo ritardo nel rogito difficoltà economica nel far decollare il progetto.
«Voglio tranquillizzare il sistema dei nostri territori. Ribadisco che tutto quanto sto dicendo è stato formalizzato alla società, dicendo che il tempo non è una variabile indipendente e che a breve deve andare a scadenza la presentazione di una road map finanziaria in grado di coprire tutto il progetto. Nuovi flussi finanziari sono stati erogati dal gruppo la scorsa settimana. Ad oggi sono già stati investiti diversi milioni, compresa la caparra sul terreno. Non siamo davanti a un foglio bianco».
Non teme che la guerra in corso possa influire? I rapporti fra Usa e Cina non sembrano idiallici...
«La geopolitica ha sempre influenza sull’economia. Io spero che non abbia incidenza su un progetto di tale portata. Al momento non ci sono elementi. Per quanto ci riguarda andiamo avanti nelle decisioni che si devono prendere. Si può tardare, ma si deve arrivare a una road map finanziaria che dia certezza al progetto, compreso al sistema istituzionale, manifatturiero e professionale anche locale che lo sostiene ed indispensabile per qualità».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
