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Il volontario Domenico, da Correggio all’Ucraina

Viaggia con la colonna della Croce Rossa e guida un camion pieno di medicinali


01 aprile 2022 Serena Arbizzi


CORREGGIO. È volontario dal 1986, è stato in prima linea in numerosi scenari d’emergenza e anche stavolta non si tirerà indietro. Domenico Paludi, di origine calabrese e residente a Correggio dal 2007, appartiene alla Croce Rossa di Carpi. Fa parte del gruppo di volontari partiti ieri con la colonna nazionale della Croce rossa in Ucraina. La missione è trasportare, tramite i convogli, generi di prima necessità, in prevalenza medicinali, alla popolazione che da oltre un mese è sotto i bombardamenti.

Un’azione di solidarietà, ma certamente anche un’iniziativa coraggiosa, dal momento che proprio mercoledì a Mariupol è stato bombardato un edificio della Croce Rossa.

Domenico, qual è stato il percorso che l’ha portata fin qui?

«Inizialmente, ho frequentato normali corsi di accesso alla protezione civile. Dal 2012, dopo il terremoto, presto servizio nella Croce Rossa. Ho fatto anche corso Opem, per gli operatori che entrano in campo nel corso delle maxi emergenze».

Cosa l’ha spinta a prender parte a questa missione della Croce Rossa aiuti in Ucraina?

«Mi sono iscritto alla selezione e sono stato selezionato nella colonna regionale. Poi, l’ente nazionale aveva bisogno di autisti per compiere la missione per l’Ucraina. Io lavoro come autotrasportatore e colgo l’occasione per ringraziare la Carboni spa di Correggio, l’azienda per cui lavoro, che mi ha concesso il permesso. Sarò alla guida, anche in questo caso, ma di uno di quei camion che va verso i confini ucraini».

Quali saranno le vostre tappe?

«Mercoledì siamo andati a Roma in treno e ieri mattina siamo partiti con fuoristrada, camion e una decina di bilici pieni di medicinali. Non si sa ancora verso quale confine, per ragioni di sicurezza. Vedremo quanto si riuscirà a fare».

E nell’ambito della Croce Rossa, quali sono le sue mansioni?

«Sono autista soccorritore di prima emergenza, faccio, quindi, l’autista di emergenza».

Qual è il sentimento che l’ha spinta a partire anche questa volta?

«Aiutare gli altri. Lo spirito che mi muove è questo: quando c’è un’emergenza, ho la volontà di dare una mano, come ho già sperimentato in passato, a Foligno, all’Aquila e in altri scenari particolarmente critici».

Da quante persone è composta questa missione?

«Siamo una quindicina a livello nazionale, da quanto so dell’Emilia Romagna sono l’unico. Si tratta di una grandissima esperienza e posso sottolineare un’ultima cosa?».

Prego.

«Le mie origini sono calabresi. Di solito si parla della mia terra per cronache negative, appartenenti alla criminalità organizzata. Sono fiero, invece, che si sappia che ci sono tanti calabresi animati dalle migliori intenzioni: che in Emilia e nel Reggiano si parli di noi anche per iniziative come questa è molto importante».

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