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Guastalla, studenti in piazza: no alla guerra. «Accoglienza segno di pace»

Ieri in corteo varie centinaia di alunni e insegnanti del Russell e del Carrara. Con loro, in lacrime, anche una studentessa ucraina. Il sindaco: «Grazie, ragazzi»


02 aprile 2022


GUASTALLA. Varie centinaia di studenti e insegnanti ieri in piazza per la pace. Nell’ambito delle iniziative studentesche, i rappresentanti di istituto del Russell e del Carrara hanno organizzato l’evento pubblico per esprimere solidarietà al popolo ucraino e chiedere la cessazione del conflitto. L’iniziativa è stata approvata dal consiglio d’istituto e, in collaborazione con il Comune, ieri mattina centinaia di persone si sono riunite in corteo, partito dal polo scolastico per raggiungere piazza Mazzini.

Il “Corteo silenzioso per la Pace” – così lo hanno voluto chiamare gli studenti – ha percorso a piedi, accompagnato dal sindaco Camilla Verona e scortato dalla polizia locale, il ponte sulla ferrovia, piazza Martiri Patrioti, largo dei Mille, via Gonzaga per arrivare in piazza Mazzini, dove la sindaca Verona ha preso la parola per prima con un discorso che più volte è stato interrotto dai lunghi applausi di approvazione dei ragazzi.

«Grazie a tutti voi per l’idea di organizzare questa marcia per la pace in solidarietà al popolo ucraino che sta vivendo un tempo tragico della propria storia – ha esordito Camilla Verona –. Ogni giorno vediamo immagini di quei luoghi che dicono più di tante parole. Ringraziamo tutte le forze dell’ordine che si sono messe a disposizione in un tempo brevissimo per agevolare il nostro arrivo qui in piazza. Siamo oltre mille persone, un numero davvero considerevole e ricco di significato. Siamo qui per la pace e dobbiamo chiederci come possiamo, con azioni concrete, essere veri promotori di pace. La nostra città e il nostro territorio hanno aperto le porte a famiglie, prevalentemente donne e bambini, che stanno fuggendo dal conflitto e qui con noi c’è una vostra collega, Alexandra, una studentessa ucraina che è davanti con le lacrime agli occhi. L’accoglienza è quindi un modo per promuovere concretamente la pace. Ma dobbiamo fare di più, ossia dobbiamo promuoverla a partire dalle nostre famiglie e dalle nostre relazioni, con i nostri amici, con i nostri compagni di scuola. Dobbiamo alimentare all’interno delle nostre comunità la pace, la concordia, il dialogo, la fratellanza e l’amicizia. Quando realizziamo questi valori, risulta più difficile alimentare pensieri di guerra, di sopraffazione e di morte. E quando ci sono dissidi o difficoltà, il dialogo è l’unica arma utile per ricomporre un clima di pace vera. Vi abbraccio uno a uno, abbraccio voi, i vostri amici e le vostre famiglie, con la speranza che agli alti livelli riescano a fare sintesi e a interrompere questa terribile situazione». Gli studenti del Russell hanno poi voluto «ribadire e difendere i diritti inviolabili a cui nessun uomo può rinunciare a tutte le forme di libertà alla convivenza civile fra popoli all’integrazione allo scambio. Ci ribelliamo ad un mondo che giustifica la guerra tra popoli».

I ragazzi hanno chiesto per i popoli oppressi «giustizia e solidarietà con la speranza che la nostra richiesta di pace si unisca ai centomila cori e contribuisca a creare un clima di collaborazione e nuove prospettive di pace. Da una parte pensiamo come davanti a tanta crudeltà sia possibile avere fiducia nel futuro e in un mondo diplomatico sicuro dove i Paesi non abbiamo bisogno di minacciare l’utilizzo di armi nucleari o chimiche. D’altra però pensiamo a tutte quelle persone che in questa guerra stanno aiutando e dimostrando che forse una speranza ancora c’è».

«Penso a quelle donne ucraine che hanno aiutato un soldato russo esausto dalla guerra dandogli cibo e addirittura la possibilità di contattare la sua famiglia – ha detto uno degli studenti –. Penso a quei soldati ucraini che hanno soccorso un cane sulle rive del fiume usando oggetti medici che sarebbero potuti servire a loro. O penso anche a tutti coloro che stanno ospitando persone provenienti dall’Ucraina ma anche alle persone che hanno donato un qualunque oggetto per le raccolte di beni. Purtroppo non è vero studiare la guerra insegni a non ripetere gli stessi errori ma sicuramente questa guerra ci sta insegnando ciò che veramente conta nelle nostre vite e quali sono i valori importanti che ci rendono esseri umani. Noi studenti non possiamo certamente fermare tutto questo da soli ma c’è sempre qualcosa che possiamo fare per mostrare la vicinanza e l’importanza che anche per noi ha questa inaccettabile mancanza di rispetto verso i diritti inalienabili dell’uomo. Informatevi, interessatevi e pensate in maniera critica ma soprattutto umana perché solo così potremo evitare che tutto ciò accada di nuovo».

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