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Rubiera, morto dopo la caduta dal letto in ospedale: disposta l’autopsia

La decisione del magistrato dopo la denuncia della famiglia che chiede la verità su quanto accaduto al 74enne


06 aprile 2022


RUBIERA. Il pubblico ministero Isabella Chiesi ha disposto l’autopsia per accertare le cause della morte del 74enne di Rubiera, M. B., morto il 3 marzo scorso all’arcispedale Santa Maria Nuova, dopo una rovinosa caduta a terra che gli ha causato un fatale edema cerebrale. Era stata la famiglia a chiedere, anche pubblicamente, indagini sull’accaduto: l’uomo era ricoverato per una scesso, poi la caduta e il decesso. Incomrensible, per la famiglia.

Il magistrato – che ha già aperto un procedimento penale con l’ipotesi di reato di omicidio colposo in ambito sanitario, al momento nei confronti di ignoti, e sequestrato tutte le cartelle cliniche – conferirà l’incarico per l’accertamento irripetibile oggi alle 14.30 al medico legale Alessandra Bergonzini, di Ferrara, che procederà subito dopo nell’obitorio di Coviolo dove si trova la salma. Alle operazioni peritali parteciperà anche il dottor Pierfrancesco Monaco come medico legale di parte messo a disposizione dallo Studio3A - Valore SpA, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui si sono affidati i congiunti della vittima, attraverso la consulente legale Sara Donati. «L’anziano, cardiopatico, era stato ricoverato all’ospedale di Reggio Emilia per uno scompenso cardiaco il 26 gennaio, ma nel corso degli accertamenti i dottori gli avevano riscontrato un ascesso perianale e avevano deciso di operarlo – spiegano dallo Studio 3A –. L’intervento chirurgico, di routine, era stato effettuato una settimana dopo il ricovero nel reparto di Chirurgia, era perfettamente riuscito e dopo un’altra settimana il paziente era stato trasferito nel reparto di Medicina: era debilitato, ma stava bene e con l’ausilio degli operatori aveva iniziato la riabilitazione e la fisioterapia. La moglie andava a trovarlo ogni giorno durante l’orario di visita, dalle 12 alle 14, e così ha fatto anche il 23 febbraio, lasciandolo mentre si trovava disteso sul letto con le sponde laterali alzate: è l’ultima volta che gli ha parlato». «Alle 22 di quella stessa sera, infatti, dall’ospedale hanno chiamato la signora per avvisarla che suo marito era caduto, senza fornire alcuna altra spiegazione sulla dinamica del fatto, e che stavano attendendo con urgenza l’intervento di un neurochirurgo perché l’uomo, cadendo, aveva riportato un grave edema celebrale – va avanti lo studio legale –. La moglie e i figli, preoccupati, hanno chiesto di poter vedere subito il proprio caro, ma non è stato loro consentito. Alle 5 del mattino seguente, del 24 febbraio, il 74enne è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico e poi ricoverato in Rianimazione, con la parte sinistra del corpo completamente paralizzata in conseguenza del trauma cerebrale concentratosi sulla parte destra del capo, come hanno spiegato ai familiari, al termine dell’operazione, i medici, che però anche in questa circostanza non hanno fornito risposte, se non confuse ed evasive, alle legittime richieste della famiglia di sapere come, quando e dove il signore fosse rovinato per terra». «Solo in seguito, e dopo le insistenti domande della moglie e dei figli della vittima, i dottori hanno riferito loro che il paziente sarebbe caduto dal letto, circostanza tuttavia poco plausibile secondo la moglie, perché suo marito dopo l’intervento era privo di forze e non sarebbe mai riuscito a scavalcare da solo le sponde protettive del letto, a meno che qualcuno per errore non le avesse rimosse» aggiugnono.

«I familiari hanno sperato fino all’ultimo che il loro caro si riprendesse, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare: è spirato alle 19.55 del 3 marzo. Sconvolti dal dolore, non riuscendo a capacitarsi dell’accaduto e per nulla convinti delle spiegazioni poco chiare e discordanti date loro dai sanitari, che hanno sempre cercato di discolparsi senza però fornire una versione univoca, chiara e credibile, i congiunti della vittima, si sono rivolti a Studio3A-Valore SpA con lo scopo di fare piena luce sui tragici fatti e accertare le responsabilità, tenuto anche conto che, indipendentemente da come e perché il degente sia caduto, ai sanitari competeva comunque l’obbligo contrattuale di sorvegliarlo e tutelarne l’incolumità. Il 10 marzo – conclude – è stata quindi presentata una denuncia querela presso la stazione dei carabinieri».

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