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«Rubati 400mila euro ai tre clienti». A Reggio Emilia Pm chiede la condanna del bancario

La difesa del consulente finanziario: «Va assolto». Il Credem è parte civile: «Una grave vicenda»


07 aprile 2022 Tiziano Soresina


REGGIO EMILIA. Un consulente finanziario del Credem (ora licenziato) e la fidanzata barista – entrambi 53enni – sono da tempo nel mirino di un delicato procedimento, con l’accusa di furto aggravato e autoriciclaggio.

Lei ha già patteggiato due anni di reclusione (pena sospesa), 800 euro di multa e il pagamento delle spese legali di costituzione di parte civile dell’istituto di credito, mentre il consulente finanziario ha scelto il rito abbreviato che ieri è entrato nel vivo.

A monte di questi riti alternativi (con sconto di pena di un terzo) il versamento risarcitorio di 30mila euro (metà per uno da parte dei due fidanzati) che nell’udienza scorsa ha permesso alla barista di patteggiare.

La vicenda risale al 2016 e secondo quanto ricostruito dagli inquirenti (coordinati dalla pm Giulia Stignani) è lo stesso Credito Emiliano di via Emilia San Pietro a constatare un ammanco: tre clienti (due modenesi ed uno straniero che però è irreperibile) erano seguiti dal consulente 53enne che avrebbe dovuto far crescere i loro gruzzoli, mentre in realtà distraeva 400mila euro dai loro depositi falsificando le firme.

Per l’accusa, il denaro passava sul conto corrente cointestato al consulente e alla fidanzata.

Un travaso illecito avvenuto pian piano, per piccole somme, con movimentazioni iniziate nel 2010 e proseguite per sei anni fino al 2016, quando è stato scoperto l’ammanco.

Per gli investigatori, parte del denaro sottratto servì anche per finanziare il bar gestito dalla fidanzata vicino alla chiesa di San Francesco.

Ieri mattina l’udienza preliminare – ovviamente a porte chiuse – è entrata nel merito della posizione dell’ormai ex bancario e la pm Stignani ha chiesto 2 anni e 8 mesi di reclusione, ritenendo provate le due imputazioni.

Di diverso avviso l’avvocato difensore Federico Fortichiari che punta ad una doppia assoluzione per il suo assistito. Relativamente al furto aggravato, la difesa sostiene che non vi sia stata la volontà di sottrarre i quattrini dai conti, lasciando intuire che vi fosse un accordo fra consulente finanziario e correntisti, visto che solo dopo sei anni è partito il reclamo. Assoluzione richiesta anche per l’autoriciclaggio, perché secondo il difensore non vi è nessuna dissimulazione sul reimpiego di quei soldi che sono finiti sul conto intestato all’imputato.

Da parte sua l’avvocato Roberto Sutich – in rappresentanza del Credem – oltre ad associarsi alla richiesta di pena avanzata dalla Procura, ha insistito sulla gravità di quanto accaduto, tenuto conto dell’incarico che ricopriva il 53enne che deve essere contrassegnato da estrema correttezza ed onestà nei confronti dei clienti.

La banca si è costituita parte civile non solo per ottenere un risarcimento (l’istituto di credito a suo tempo ha risarcito quei clienti) ma anche per tutelare la propria immagine.

E la somma versata dall’imputato (in concreto 15 mila euro) viene considerato dal legale del Credem solo un acconto di maggior danno, in soldoni una somma del tutto insufficente.

Si tornerà in aula il 21 aprile per le repliche, poi il gup Silvia Guareschi emetterà la sentenza.

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