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cronaca

Il calciatore picchiato non è creduto Assolto il buttafuori della discoteca

Il pm chiedeva la condanna. La difesa: «É il contrario, Sabbione colpì l’imputato con un pugno»


08 aprile 2022 Tiziano Soresina




reggio emilia. Una vicenda giudiziaria che fa discutere e va raccontata dall’inizio.

Siamo nell’estate 2015 e l’allora 24enne Alessio Sabbione – jolly difensivo – è un calciatore in ascesa che ha appena conquistato la serie A con il Carpi (25 presenze e un gol). Finita la prima parte del ritiro a Valdaora (Bolzano), con tre compagni decide di “fare serata” a Reggio Emilia, alla discoteca Via delle Spezie. Ma quella nottata fra il 24 e il 25 luglio di sette anni fa è finita nel processo conclusosi ieri davanti al giudice Matteo Gambarati ed è pure costata la massima categoria al difensore, poi ceduto al Crotone in B (ora gioca nel Pordenone, sempre nella serie cadetta). Secondo quanto raccontato dal calciatore, venne all’improvviso aggredito da un buttafuori che gli rifilò un pugno in faccia, causandogli la frattura del condilo mandibolare sinistro.

É l’inizio di una colluttazione che coinvolge più persone del locale. Finirà al pronto soccorso, successivamente dovrà affrontare un periodo di riabilitazione ma si “gioca” la serie A, perché il Carpi lo scarica, avendogli già perdonato un precedente comportamento sopra le righe in un bar. Un racconto che finisce in una denuncia (scattano le indagini della polizia coordinate dalla pm Isabella Chiesi) che ha portato sotto processo per lesioni aggravate il buttafuori Sandro Maiorano, mentre il calciatore si costituisce parte civile. In aula i testimoni dell’accusa confermano la versione di Sabbione. Invece le deposizioni dei cinque testi della difesa – per lo più altri buttafuori o addetti della discoteca reggiana – indicano un’altra storia. «Sabbione era ubriaco ed aveva creato dei problemi all’interno del locale – dicono più o meno tutti e cinque – arrivando a togliersi la maglia, rimanendo a petto nudo (cosa, quest’ultima, sempre negata dal calciatore, ndr) . A quel punto è stato accompagnato fuori dalla discoteca. All’ingresso lui ha colpito con un pugno in testa il buttafuori Maiorano. Un pugno secco, aggravato dal fatto che il calciatore aveva un grosso anello al dito che ha aperto una ferita in testa a Maiorano che è caduto a terra sanguinante. I buttafuori cercano di bloccare Sabbione, ma non ci riescono perché correva fortissimo, sembrava Vil Coyote...». Rimasto nei pressi, Sabbione era stato poi individuato dalla polizia giunta sul posto: l’hanno trovato dietro un cespuglio con i pantaloni tagliati perché avrebbe cercato di scavalcare la recinzione. Ieri mattina l’udienza-chiave. L’accusa chiede la condanna per il buttafuori a 1 anno e 4 mesi di reclusione, ritenendo provata l’imputazione. Dello stesso tenore l’arringa dell’avvocatessa Annalisa Bassi che tutela Sabbione (non presente in aula) come parte civile: «Il certificato medico conferma la dinamica della vicenda come raccontata dal mio assistito e da altri testimoni – rimarca il legale – mentre sono discordanti le versioni date dai testimoni della difesa». La parte civile chiede, infine, un risarcimento di 150mila euro all’imputato, perché per quel pugno subìto il calciatore ha perso l’occasione di giocare in serie A, rimanendo in cadetteria. Di parere opposto l’avvocato difensore Mirco Bonini che chiede l’assoluzione: «Maiorano non ha colpito Sabbione e le risultanze testimoniali – rimarca Bonini – portano elementi a conforto di questa versione. Anche il certificato medico del mio assistito parla chiaro. E la stessa pm Chiesi ha avuto dei dubbi sulla denuncia, visto che per ben due volte aveva chiesto l’archiviazione del caso, ma il gip ha chiesto d’indagare ulteriormente». Dalla camera di consiglio il giudice Gambarati esce con una sentenza d’assoluzione «per non aver commesso il fatto». Per il magistrato giudicante “qualcosa” però non torna nella deposizione di un buttafuori e trasmette il verbale in Procura affinché venga valutata se si inquadri o meno la falsa testimonianza.

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