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Chi è Piercelso Mezzadri che ora rischia l’incriminazione

E.Spa.

Sodale della Primula Nera, il suo verbale inviato ai pm Quando testimoniò in aula Bellini perse le staffe

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Sono sei le posizioni per le quali la Corte d’Assise di Bologna ha disposto di inviare i verbali in Procura per valutare eventuali ipotesi di reato, per le quali potrebbe essere aperta un’indagine per falsa testimonianza o per frode in processo penale e depistaggio. Fra questi anche Piercelso Mezzadri, vecchia conoscenza della Primula Nera, tirato in ballo in passato dallo stesso Bellini nel processo per l’omicidio del 22enne esponente di Lotta Continua, Alceste Campanile avvenuto nel giugno 1975: un processo dal quale Mezzadri venne scagionato con un’archiviazione nei suoi confronti stabilita a fine 2008 dall’allora gup di Reggio, al pari delle posizioni di Roberto Leoni, Piero Firomini e Franca Tanzi. Per il giudice, non vi furono riscontri oggettivi al racconto di Bellini, che sempre sul delitto Campanile – confessato a decenni di distanza – vide calare la scure della prescrizione: un omicidio il cui movente politico – collegato alla militanza di Bellini in Avanguardia Nazionale – è entrato più volte nel processo mandanti.

Mezzadri nel processo mandanti ha deposto come testimone nell’ottobre 2021, convocato dalle parti civili, che non hanno affrontato il delitto Campanile, ma hanno indirizzato le loro domande soprattutto sul contesto dell’estrema destra degli anni ’70 e ’80 e sui rapporti di Bellini con il testimone. Quella di Mezzadri fu un’udienza ad alta tensione, durante la quale Bellini ha sbottato più volte in aula, interrompendo spazientito Mezzadri e sostenendo che diceva «barzellette». Il presidente della Corte, Francesco Caruso, ha dovuto richiamare più volte la Primula Nera, invitandolo a non interferire («Sta condizionando il testimone ed è molto grave») e arrivando a minacciarlo di farlo uscire dall’aula. Molti i «non ricordo» di Mezzadri anche rispetto a dichiarazioni che aveva reso in verbali d’epoca, tanto da indurre parti civili e accusa a chiedere alla Corte di valutare gli estremi di una falsa testimonianza. Invito accolto nella sentenza.

Mezzadri, Tanzi, Leoni e Firomini sono i nomi attorno ai quali si è sviluppata gran parte della deposizione, sulla base della ricostruzione della biografia e delle frequentazioni del teste, gestore fino al 1972 del Bar torrefazione Bonanni a Parma, in via Farini, diventato in qualche modo quartier generale dell’estrema destra e dei neofascisti dell’epoca, prima di un espatrio in Paraguay – nel 1979, quando la Primula Nera era latitante in Brasile con il falso nome di Roberto da Silva – dove Mezzadri aprì un bar, lavorò nel settore della conceria ed ebbe contatti economici con Gaetano Orlando, uno dei fondatori dei Mar e a sua volta latitante per l’omicidio del giudice Occorsio, con rapporti accertati con Bellini.

Fra gli episodi citati durante la deposizione, una telefonata intercettata dal Paraguay a Parma, dove Mezzadri chiedeva alla moglie di cancellare da un’agenda i riferimenti a un prete di Reggio – verosimilmente don Braglia – all’epoca in cui il sacerdote venne indagato (e poi scagionato) per favoreggiamento della latitanza di Bellini. E ancora: la chiusura del Bar torrefazione Bonanni, dopo un assalto di comunisti collegato all’omicidio Lupo, ovvero l’uccisione a Parma di Mario Lupo per mano di gruppo di neofascisti la sera del 25 agosto 1972. L’episodio che ha innescato la reazione della Primula Nera è un verbale del 10 marzo 1982 nel quale Mezzadri affermò di essere andato alla Mucciatella dopo aver saputo di un fatto di sangue che aveva come protagonista Paolo Bellini: una visita al padre della Primula Nera, Aldo, per confortarlo «come un amico», espressione che in aula Mezzadri ha ritrattato, dicendo di non essere legato con quest’ultimo un sentimento di amicizia. «Come amico, non vuol dire che è un amico». Fra i misteri dell’agenda di Franca Tanzi, infine, anche il nome e il numero dell’investigatore privato Tom Ponzi, ex repubblichino morto nel 1997, che le parti civili hanno ricordato essere uno figura di spicco della struttura Anello, servizio segreto parallelo controllato, secondo le dichiarazioni di Licio Gelli, dal senatore Giulio Andreotti. Mezzadri ha detto di aver conosciuto per caso Ponzi in un bar di Nizza, nell’incredulità delle parti civili, non specificando dettagli. «Una volta mi sono trovato il presidente della Repubblica in un bar», aveva aggiunto, non convincendo il collegio di parte civile.

E.Spa.

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