«Io e Avanguardia Nazionale Ma stiamo scherzando?»
L’avvocato Sarzi Amadè tirato in ballo da Bellini durante l’esame da imputato «Nessuna spedizione punitiva a Novellara, ma allora avevo appena 18 anni»
Evaristo Sparvieri
«Io dovrei aver presentato della gente? Ma quando? Ma stiamo scherzando?». E poi: «I contatti sono finiti dopo quel foglio lì». Così l’avvocato Antonio Sarzi Amadè commenta le dichiarazioni rese dalla Primula Nera ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini, che nel processo sulla strage di Bologna del 2 agosto – nel quale è stato condannato in primo grado all’ergastolo – lo ha tirato in ballo in un paio di circostanze. In particolare, il nome di Sarzi Amadè, oggi avvocato, è saltato fuori quando Bellini ha detto che fu lui a dirgli degli ambienti neofascisti di Massa, dove la Primula Nera entrò in contatto con Avanguardia Nazionale, parlando anche di una spedizione punitiva a Novellara e delle sue frequentazioni con i giovani reggiani di destra. È il 24 novembre 2021, ovvero la prima delle quattro udienze durante le quali Bellini è stato sottoposto all’esame da imputato, con l’obiettivo di dimostrare la sua innocenza rispetto alla strage più efferata d’Italia, che causò 85 morti e oltre 200 feriti, dalla quale si è sempre dichiarato estraneo.
LE PAROLE
«Dunque, io vengo a sapere da un ragazzo di Reggio Emilia, che non mi ricordo chi fosse di preciso però non essendo più che sicuro non faccio il nome ma dovrebbe essere Sarzi Amadé, che era stato in vacanza in Toscana…», afferma Bellini rispondendo a una domanda della Procura Generale sul modo in cui entrò in rapporto con l’eversione nera toscana, per poi aggiungere: «L’anno non lo so dire con precisione. Io mi ricordo che mi sembra fosse Sarzi però potrei anche confondermi. Diciamo che un ragazzo di quelli andava in ferie a Massa Carrara».
L’INFILTRAZIONE
Sono le dichiarazioni in cui Bellini parla della sua infiltrazione «per conto del senatore Mariani e di Almirante all’interno proprio dello stesso movimento sociale Giovani Italia, per cercare di sapere se c’erano persone che potessero mettere in atto cose da facinorosi o si erano collegati con l’estremismo lo zoccolo duro perché la politica di Almirante stava, questa è la giustificazione che mi dettero, incamminandosi verso quella che poi diverrà una destra nazionale». Siamo a inizio anni ’70, periodo considerato alle spalle da Sarzi Amadè («roba di 48 anni fa, avevo 18 anni appena compiuti»), che tuttavia afferma di non essere lui il giovane che all’epoca presentò Bellini ai neofascisti toscani: «È pazzesco sapere ora una cosa del genere. Ma Bellini ne ha fatte e dette di tutte». Nella sua deposizione, la Primula Nera ricostruisce il gruppo dei giovani reggiani di destra e spiega: «Io loro li avevo avvicinati per tirarli su perché mi servivano per infiltrarmi a Massa Carrara nell’Avanguardia Nazionale, mi serviva un grimaldello diciamo e allora io li portati verso di me per cercare di… Loro erano già un gruppo, attenzione eh». Nella stessa udienza, il sostituto procuratore generale Nicola Proto chiede anche della «spedizione punitiva».
Il biglietto
L’episodio risale all’ottobre 1974 quando, durante una perquisizione eseguita nella casa di Bellini, dentro una sua giacca venne ritrovato un documento datato “Reggio Emilia 27/5/74 a firma Sarzi Amadè Antonio”. Il contenuto? «Premetto che quanto segue corrisponde alla pura verità. Venerdì 10.4.1974 guidato dal reggente il Fronte della Gioventù del Msi-DN rag. Filippo Silvestro, un gruppo di giovani, fra i quali riconosco Zanardi, Corradi, Boiardi, Curti, Magnani, Selvarolo, Gualandrini, Rossanesi, Giovanardi ed altri, si diresse verso Campagnola alle ore 21.30. Giunti a Novellara vedendo alcuni attivisti della sinistra estrarre un manifesto il Silvestro ordinò al sopradetto gruppo tra cui il sottoscritto “Sarzi Amadè Antonio” di reagire alla provocazione. Gli attivisti di sinistra ricevuti alcuni schiaffi o pugni e minacciati coi bastoni e le catene si ritirarono. Null’altro accadde...».
La perquisizione
Bellini durante l’udienza ha spiegato che quella perquisizione gli sembrò «un po’ strana perché mi venivano a perquisire per ricettazione di oggetti sacri, io ancora non ero un bandito», e che quel biglietto fu scritto volontariamente da Sarzi Amadè: lo conservò «a fini informativi per far sapere a chi di competenza che dei responsabili del partito, non tutti quanti i ragazzi influenzati dai responsabili del partito, responsabili della Giovane Italia o del Movimento Sociale, erano i sobillatori primi di quei ragazzi, dei giovani ed erano loro che fomentavano». Il biglietto, di cui Bellini dice di essersi dimenticato, secondo la Primula Nera «dimostra pienamente che io in quel periodo ero stato istruito da parte di Almirante e Mariani e mio padre di infiltrarmi all’interno di questi gruppi». Un ragionamento che la Procura ha contestato: «Scusi Bellini ma lei è un infiltrato però che dichiara ai suoi… Alle persone che dovrebbe controllare che lei è un infiltrato?»
la versione
Sarzi Amadè dice che sull’episodio in questi anni ha già «risposto ampiamente» e che «le risposte sono tutte quante agli atti», sostenendo che non era una spedizione e che «quel foglio lì è una cavolata che fra l’altro, quando saltò fuori, mi ha dato problemi umani perché mi ferì molto». Ma cosa pensa della condanna di Bellini? E si aspettava che una sua frequentazione di gioventù potesse essere ritenuto responsabile della strage? «Siamo di fronte a un attentato terrificante, che racconta come era ridotto il Paese, fra brigatismo e attentati. Nessuno si aspetterebbe mai un attentato del genere da chiunque. È la cosa più vile che possa esistere. Ma le dico sinceramente che i problemi della figura di quell’uomo non mi toccano. Ho visto l’escalation di Bellini leggendo i giornali, ma fortunatamente con lui non ho avuto più rapporti».
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