La Fiom benedice l’arrivo di Silk-Faw «Ma ci mostrino il piano industriale»
Il neo segretario nazionale Michele De Palma sceglie Reggio per il suo esordio pubblico: «Sarà un’eccellenza regionale»
reggio emilia. Arriva dal neo segretario generale Michele De Palma il via libera della Fiom alla realizzazione dello stabilimento Silk-Faw a Gavassa per la costruzione di auto elettriche di lusso, ma al tempo stesso il sindacato chiede un confronto con l’azienda, Regione e Comune per discutere del piano industriale che non è stato ancora presentato dal gruppo sino-americano.
Per De Palma il nuovo impianto produttivo di Gavassa «è un investimento importante e straordinario che valorizza quelle che sono le competenze del territorio e dei lavoratori e può essere anche un volano di innovazione importante. Stiamo parlando di auto con un’altissima marginalità e di un insediamento industriale che attirerà competenze e che colloca Reggio e il distretto regionale dell’automotive all’interno di una rivoluzione mondiale, come è quella dell’auto elettrica».
Il neo segretario nazionale della Fiom Michele De Palma ha scelto Reggio, dove ha iniziato il suo percorso sindacale che l’ha portato nei giorni scorsi alla guida dei metalmeccanici della Cgil, per la sua prima uscita pubblica. E l’ha fatto partecipando ieri ai lavori dell’assemblea generale della Fiom reggiana, convocata con all’ordine del giorno la guerra in Ucraina e le ripercussioni economiche sul sistema industriale italiano.
Nel corso dell’assemblea – alla quale hanno partecipato il segretario provinciale della Camera del Lavoro Cristian Sesena, il segretario provinciale Fiom Simone Vecchi e quello regionale Fiom Samuele Lodi – non si è parlato solo dello stabilimento Silk- Faw, ma anche delle difficoltà del settore ceramico, del caro energia e della posizione assunta dalla Cgil e dalla Fiom sulla guerra in Ucraina. Un tema sul quale è stata ribadito, fermo restando la condanna contro l’invasione russa e la contrarietà all’aumento delle spese militari, che «l’invio delle armi è una scelta sbagliata, perché ha trasformato l’Unione Europea da protagonista politico a interlocutore bellico, seppur non direttamente coinvolto nella guerra, mentre è necessario un percorso per il ritorno alla pace in cui Ue e Onu abbiano un ruolo politico di mediatori».
Tornando sul tema dell’investimento di Silk-Faw e sull’assenza di una politica industriale ed energetica del governo, De Palma ha sostenuto che «abbiamo bisogno di produrre auto di lusso elettriche perché gli investimenti danno una grande marginalità e se redistribuiti facilitano l’accesso all’elettrica anche da parte dei lavoratori. Vorremmo, assieme alla produzione di auto di lusso che danno lustro alla produzione made in Italy, anche la produzione di auto elettriche di massa».
Rispetto invece ai ritardi accumulati finora (ad oggi manca ancora la firma del rogito per l’acquisto dell’area e non è stato presentato il piano industriale) per il neo segretario Fiom «è necessario far partire il confronto con il sindacato e insieme alla istituzioni nazionali e locali si deve assicurare la realizzazione dell’investimento. Non vorremmo che il ritorno a una divisione tra Occidente e Oriente mettesse a rischio questo investimento. Dobbiamo invece farne una delle punte avanzate della meccanica in questa regione».
Sulla grave crisi del settore ceramico, a causa dell’incremento dei costi energetici «il problema è l’assenza di una politica industriale ed energetica del governo – ha commentato il segretario della Fiom –. È necessario diversificare e investire nelle fonti di energia pulita che generano occupazione. È anche evidente che oggi chi produce e vende energia fa profitti altissimi e questi extra profitti devono essere messi a disposizione dei lavoratori e delle imprese. Se non vi sarà una redistribuzione, molte imprese finiranno fuori mercato e c’è anche il rischio di mettere in condizioni di povertà molti lavoratori».
Infine De Palma ha dedicato alla nostra provincia un’ultima riflessione. «A mio parere esistono due problemi fondamentali da affrontare: la salvaguardia del salario, in una fase in cui l’inflazione morde e pesa sui lavoratori, e la precarietà, soprattutto per i giovani e per chi è uscito dal mercato del lavoro a causa di ristrutturazioni industriali e con contratti in scadenza a brevissimo».
Dobbiamo, ha concluso, «stabilizzare i posti di lavoro per non creare incertezze e paure. Un problema che rischia di essere sistemico per le imprese e le istituzioni».
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