«Occhio alla truffa dei falsi abbonamenti alle riviste dell’Arma»
È il comandante della compagnia di Guastalla Luigi Regni a mettere in guardia dopo diversi casi. «Fanno pagare anche 500 euro per poi non mandare niente»
GUASTALLA. Telefonano proponendo un abbonamento alla rivista dell’Arma dei carabinieri per poi spillare centinaia di euro a commercianti, artigiani e imprenditori. È tornata la truffa telefonica della vendita degli abbonamenti alle pseudo riviste delle forze dell’ordine.
A mettere in guardia i professionisti è il tenente colonnello Luigi Regni comandante della compagnia dei carabinieri di Guastalla. «Abbiamo avuto segnalazioni di persone che al telefono vendono abbonamenti di riviste riconducibili all’Arma dei carabinieri, guardia di finanza, polizia, vigili del fuoco, protezione civile, a commercianti o imprenditori. Insistono molto per far sottoscrivere un abbonamento a una rivista dietro il pagamento di una cifra importante, tra le 300 e 500 euro. Addirittura i proponenti “consigliano” all’eventuale acquirente, una volta arrivata la rivista, di “tenerla bene in vista” perché “in caso di controlli” le forze dell’ordine potrebbero “ammorbidirsi”. Tutto falso – spiega il tenente colonnello Regni – È una truffa. Inoltre, dopo l’arrivo per 2 o 3 volte di queste riviste, dagli scarsi contenuti, con riproduzioni copia-incolla trovate sul web, all’abbonato non arriva più nulla, ma quel che è peggio, è che lo stesso sottoscrittore, non si accorge nemmeno che col passare dei mesi la fantomatica rivista, non gli arriva più». Sono due le riviste ufficiali dell’Arma: “Il Carabiniere” e “Fiamme d'Argento” e a chi si abbona non vengono richieste che poche decine di euro. «A volte regaliamo noi qualche abbonamento – precisa Regni – ma certo nessuno telefona con insistenza. Attenzione a chi chiama spacciandosi per un appartenente alle forze dell’ordine perché, dietro quella voce, potrebbe esserci un impostore e un truffatore. Invitiamo a denunciare tali episodi a chi sono accaduti. Chi telefona – conclude – gioca proprio sull’elemento soggettivo che induce a dare credibilità alla vicenda trattandosi di carabinieri, perché vuoi per timore, per rispetto della divisa, per sfinimento, alla fine, qualcuno ci cade sempre».
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