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Reggiolo, capannone costruito su inerti: il Riesame dissequestra l’area

Annullato il provvedimento eseguito recentemente dai carabinieri della Forestale.  I legali della ditta esecutrice: «Giustizia è fatta. Si tratta di materiale di riciclo»


29 aprile 2022 Miriam Figliuolo


REGGIOLO. È stato dissequestrato il terreno di via Rame, non distante dal casello dell’Autostrada del Brennero, comprensivo di capannone che, secondo i carabinieri della Forestale, era stato costruito su 15mila tonnellate di rifiuti edili non consoni.

Il provvedimento di dissequestro è arrivato su decisione del tribunale del Riesame che ha reso nullo il provvedimento, eseguito all’inizio di aprile dai carabinieri della Forestale su disposizione del gip di Reggio.

Al Riesame si era appellata la ditta esecutrice dei lavori rappresentata dagli avvocati del foro modenese Nicola Elmo e Cosimo Zaccaria.

«Siamo più che soddisfatti del provvedimento del Riesame – hanno dichiarato i due legali per conto dell’azienda –. D’altra parte eravamo estremamente fiduciosi di questo esito, ben conoscendo la validità degli argomenti di difesa. Possiamo dire che giustizia è stata fatta».

Gli altri difensori che hanno partecipato al Riesame sono l’avvocato Pasquale Annichiarico, del foro di Milano, per il fondo proprietario Dea Capital Real Estate sgr e l’avvocato Giorgio Bottani del foro di Lodi per conto del direttore tecnico dei lavori.

Il capannone, destinato alla logistica, secondo i carabinieri del Nucleo investigativo forestale di Reggio Emilia, era stato costruito su 15mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi.

Per questo motivo quattro persone, coinvolte a vario titolo nel cantiere, erano risultate indagate, tra le quali pure il responsabile tecnico comunale di Reggiolo, denunciato per abuso d’ufficio. L’area, di circa 40mila metri quadri era stata sequestrata al termine di un’indagine sui resti di demolizioni e costruzioni edili depositati alla base del capannone.

Un primo sequestro dell’area era avvenuto in settembre, sempre ad opera dei carabinieri Forestali, quando ancora il capannone non era stato costruito. Ma poi il gip di Reggio ne aveva disposto la liberazione.

In questa fase c’era stato l’ingresso nella vicenda del Comune, chiamato dai carabinieri del nucleo Forestale a disporre l'ordinanza per la bonifica dell’area. L’amministrazione locale a questo punto si era affidata a un laboratorio esterno, lo Studio Alfa di Reggio Emilia, per effettuare le analisi del caso. C’è da dire che il nucleo investigativo del Gruppo Forestale di Reggio contestava proprio la correttezza della procedura di verifica (e anche il fatto che fossero necessari ulteriori accertamenti).

In base all’esito di queste analisi, che avevano definito il materiale oggetto di contestazione materiale riciclato e non rifiuto, il Comune aveva poi emesso il provvedimento che ha permesso alla ditta esecutrice di procedere alla costruzione del capannone.

«L’azienda – spiegano i legali – ne ha preso atto e ha realizzato il capannone. Dopo il primo sequestro aveva anche cercato di contattare altre aziende fornitrici di materiale».

«Il Riesame ha condiviso le conclusioni dei tecnici esaminatori: il materiale alla base del capannone non è un rifiuto – commentano ancora i legali dell’azienda –. Non sussiste dunque alcun reato a carico della ditta esecutrice dei lavori e del direttore tecnico, e, soprattutto, è palese la loro buona fede.

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