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Reggio Emilia. Fontcuberta: «Ghirri non fu compreso: troppo avanti... e mai in linea»

Giulia Bassi
Reggio Emilia. Fontcuberta: «Ghirri non fu compreso: troppo avanti... e mai in linea»

L’artista catalano tra i curatori della mostra dedicata al grande fotografo reggiano allestita al Palazzo dei Musei

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REGGIO EMILIA. «Negli anni in cui ha vissuto, Luigi Ghirri in realtà non è stato compreso, perché il suo pensiero concettuale dettato da una sorta di travaglio interiore, unitamente al fatto che le sue foto non avevano un aspetto estetico forte, accattivante di impatto non immediato. Non era in linea perché è in realtà molto avanti... troppo avanti».

Così commenta il fotografo, docente e saggista di fama internazionale Joan Fontcuberta, curatore insieme a Matteo Guidi e Ilaria Campioli della mostra "In scala diversa. Luigi Ghirri, Italia in Miniatura e nuove prospettive" che, inaugurata in occasione di Fotografia Europea, si potrà visitare al Palazzo dei Musei fino all’8 gennaio.

Sono diversi i punti di forza di questa esposizione imperdibile: il primo è il carattere non celebrativo in senso esteriore, fine a se stesso. Un altro è la sua diversificata articolazione progettuale che porta la firma dello stesso Fontcuberta che si è occupato in prima persona dei progetti fotografici realizzati da studenti e artisti emergenti, impegnati in un workshop condotto all’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche - Isia di Urbino. Infatti i lavori esposti si uniscono all’omaggio a Ghirri arricchendo la proposta espositiva con un ventaglio di interpretazioni che, a partire dai temi sollecitati dal parco Italia in Miniatura, si muovono verso il futuro.

«Nel contempo permettono di dimostrare come Ghirri continui ad illuminare la scena artistica contemporanea - dice con l’artista catalano -. Durante il workshop che sono stato invitato a tenere da Matteo Guidi ho capito come lo studio del parco fosse un’occasione magnifica per esplorare questioni quali la rappresentazione visiva, lo studio di verità e finzione, l’idea di simulacro, la "replica della replica". La visita al parco costituiva un omaggio al pensiero di Umberto Eco attorno alle strategie dell’illusione e in questo senso conoscendo la concezione fotografica di Ghirri ho compreso perché fosse rimasto affascinato al punto di avergli dedicato il progetto "In scala"».

«Da parte invece degli allievi - prosegue Fontcuberta - ne sono venuti fuori lavori interessantissimi. Indagare la "poetica" di Ghirri da questo punto di vista continua a essere un tema che pur sembrando una fonte inesauribile, va studiata, scoperta e appresa come un tesoro custodito nella caverna di Alì Babà».Nel 1996 Fontcuberta, come direttore degli "Incontri internazionali della fotografia" di Arles, immaginando una riflessione labirintica e spettacolare sui temi della realtà e della finzione, del vero e del falso, ha utilizzato proprio la fotografia come metafora del mondo. «In quell’anno a Ghirri, che era morto da poco - conclude l’artista - ho dedicato una mostra. Era perfetto per rappresentare quella tematica in cui il vero e il falso si confondono per dare vita a un mondo nuovo, regolato da leggi misteriose. Il suo contributo ci ha insegnato a pensare al mondo e a ripensare la fotografia».

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