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Sul palco la band inneggia alle Br per la Festa dell’Unità Comunista

Il presidente Vicini difende l’esibizione della P38 Gang. L’Arci provinciale: «Ferma condanna»


04 maggio 2022 Gabriele Farina


REGGIO EMILIA. Cosa ci fanno le bandiere dell’Unione Sovietica, della Corea del Nord e delle Brigate Rosse alla discoteca Arci il Tunnel?

Lo chiedono i militanti di Reggio Emilia Identitaria, movimento di destra. La formazione prende di mira il concerto organizzato lo scorso 1° maggio nel locale di via del Chionso.

Il concerto si preannunciava schierata sin dal titolo (“Festa dell’Unità Comunista”) e dal gruppo invitato a suonare: la P38 Gang.

Il nome della band riecheggia un’arma prodotta per la prima volta nella Germania nazista. Il gruppo si autodefinisce “rap da lotta armata” e ha pubblicato una canzone che dà il nome all’album del 2021 dal titolo “Nuove Br”.

La memoria va al pranzo del 17 agosto 1970 a Costaferrata (Casina), germoglio delle Brigate Rosse. «Questi musicanti d’avanguardia, la “banda musicale” P38, hanno proposto come scenografia questo omaggio ai “padri nobili” degli anni di piombo – la contestazione di Reggio Emilia Identitaria – a cui molti di loro non a caso Reggio diede i natali».

I componenti del gruppo si esibiscono con i volti celati da passamontagna. Un cantante indossa una bandiera dell’Urss. Il vessillo delle Br campeggia sopra la console.

I militanti domandano una ferma condanna e la chiusura del locale. «Solo nel novembre 2020 il sindaco Luca Vecchi fu vittima di una lettera minatoria da parte delle “nuove brigate rosse” – prosegue Reggio Emilia Identitaria – vicenda che ancora non è stata chiarita».

Il giudizio è tranciante. «È giunta l’ora di passare dallo stracciamento delle vesti arcobaleno alle denunce e alle condanne», concludono i militanti.

Reggio Emilia Identitaria delinea «una lunga serie di sinistri cortocircuiti». Un cortocircuito si registra proprio all’interno dell’Arci.

«Mi sorprende che l’intelligenza dei fascisti non sappia cogliere che la natura di esibizione artistica può assumere tratti provocatori anche estremi», il commento di Marco Vicini, presidente del circolo Arci Il Tunnel.

A Vicini non sono sfuggite le bandiere presenti al concerto.

«Sono una scenografia dello spettacolo – taglia corto il presidente – Anche i componenti della band sono mascherati. La scenografia può essere dissacrante in una manifestazione artistica».

Vicini invita a considerare il profilo della band e il genere che rappresenta.

«La musica trap è caratterizzata da contenuti dissacranti e provocatori – aggiunge il presidente – e solitamente include altri temi come la criminalità e la droga».

Il presidente sposta l’attenzione dal palco ai campi di battaglia. «Vi sono questioni più urgenti e gravi di un concerto – il giudizio in merito – Lunedì è stato l’ottavo anniversario della strage in Ucraina. Preoccupiamoci della sostanza delle cose».

Non una parola di condanna, a differenza del comitato provinciale Arci. Quest’ultimo si dissocia apertamente dalla rappresentazione andata in scena domenica sul palco.

«La stagione degli anni di piombo e dei suoi protagonisti rappresenta una delle pagine più buie della storia del nostro Paese – la posizione in una nota – e la sua condanna, di qualunque colore sia, non prevede se e ma. Incontreremo i dirigenti del circolo Tunnel per approfondire i contorni di questa vicenda che ci lascia con l’amaro in bocca anche perché vede protagonisti un gruppo di giovani musicisti».

Il comitato provinciale critica anche l’etichetta di “rap da lotta armata”. «L’Associazione Arci non ha niente a che vedere con la lotta armata – la posizione espressa nella nota – anzi è da sempre profondamente e intimamente nonviolenta».

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